Diritto Tributario e Transazioni Fiscali

Fiscalità locale, Contenzioso tributario, Transazioni fiscali e Crisi d’impresa a Lecce.
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Ecco come possiamo tutelarti:

Ricorsi Tributari

Puntiamo ad annullare avvisi di accertamento, cartelle esattoriali, ipoteche e pignoramenti di Agenzia delle Entrate e ADER

Transazioni fiscali

Accordi fiscali con Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL per abbattere i debiti tributari

Misure protettive
e tutela del Patrimonio

Difendiamo il tuo patrimonio dalle aggressioni di Banche e Fisco

Esdebitazione

Attraverso la Crisi d'impresa e la Composizione Negoziata, puntiamo alla liberazione completa dai debiti non onorati

Articoli che parlano del nostro lavoro:

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Testimonianze

il 2023 per me è stato un anno tragico: avevo già perso la casa in asta nonostante mi fossi affidata ad altri legali. Rischiavo di perdere anche l'immobile commerciale dove esercitavo il mio lavoro. Ho continuato a cercare altri avvocati ma non ero mai soddisfatta, questi professionisti mi davano poche speranze, proponendomi di procedere unicamente con saldi e stralcio, senza di fatto poter però fermare l'asta. Ho poi conosciuto l'avv. Antonio Maria Manco che ha subito preso a cuore la mia situazione: è riuscito a bloccare l'asta per ben due volte, permettendomi quindi di continuare la mia attività lavorativa (continua...).

Imprenditrice di Varese

...È stato anche possibile sospendere l'iscrizione di ipoteca, da parte di Agenzia delle Entrate-Riscossione, su un altro immobile di mia proprietà. L'ho sentito molto presente, nonostante l'enorme distanza che ci separa, tramite telefonate, colloqui via web, ma anche di persona, quando ad esempio è stato necessario comparire presso il Tribunale di Varese. Ho sentito molto più presente lui rispetto a tutti gli altri legali che sono qui nella mia zona. Tra me e l'avv. Manco si è fin da subito instaurato un rapporto di reciproca fiducia; molto umano anche per l'aspetto economico, mentre spesso gli avvocati pretendono molto in termini economici, senza dare un reale servizio... e spesso sono assillanti! Consiglio questo Studio professionale perché ho trovato l'avvocato molto affidabile, molto gentile e premuroso.

Imprenditrice di Varese

Ho ottenuto risultati che, dopo l'arrivo del decreto ingiuntivo, non speravo di ottenere. Sono stato seguito nella trattativa con la finanziaria che alla fine ha rinunciato del tutto al proprio credito! Grazie a questi professionisti per l'impegno e la perseveranza!

Imprenditore Edile

Ho conosciuto l’avvocato tramite un’amica che mi parlava bene di lui. Sono già 4 – 5 anni che vengo seguita dall’Avv. Manco e devo dire che ho grande stima e soprattutto fiducia di lui, e quest’ultimo aspetto è quello per me più importante. Ogni volta che ho avuto qualche dubbio, mi rivolgevo all’avvocato e lui prontamente mi spiegava quello che volevo sapere. Per me la sua consulenza è stata sempre impeccabile e abbiamo sempre ottenuto ciò che puntavamo ad avere.

Ex imprenditrice

Ringrazio l’avvocato Manco per l’ottimo risultato raggiunto. Grazie al suo intervento è stato possibile annullare completamente un avviso di Agenzia delle Entrate di quasi 120.000 euro. Esperienza ottima anche sul piano personale: tutto è stato gestito con efficienza, cortesia e molta umanità. Davvero un ottimo avvocato tributarista

Persone davvero professionali e competenti, ma soprattutto persone umane che seguono ogni caso con massima disponibilità e competenza non tralasciando niente!!!!

Lavoratore subordinato

Molto soddisfatto! L’avvocato ha sempre fatto il mio interesse, anche mettendo in secondo piano il proprio tornaconto economico (so per esperienza che non è facile trovare professionisti che lavorano VERAMENTE per il tuo bene!). L'avvocato Manco inoltre non ha ceduto a situazioni che sembravano impossibili e ha sempre cercato la soluzione migliore per me e la mia famiglia. e i risultati sul mio caso testimoniano quanto detto!! Grazie allo studio legale sono riuscito a risolvere questioni bancarie molto difficili. Ho già consigliato a diverse persone questo professionista perché è veramente molto aggiornato, competente e di una grande umanità!!

Lavoratore subordinato

Anzitutto devo dire che ho apprezzato moltissimo la disponibilità dell’avvocato, che mi ha sempre spiegato tutto con pazienza, fornendomi tutte le volte ampi dettagli dei vari passaggi che stavamo affrontando insieme. Io abito a Ravenna e devo dire che qui spesso accadeva che i professionisti incaricati ci facessero un po’ pesare il tempo che ci dedicavano. L’avvocato Manco invece, consapevole della situazione ingarbugliata, non si è risparmiato ed ha mostrato grande abilità rispetto alle difficoltà che stavamo gestendo (continua...).

Lavoratrice subordinata - Ravenna

...L’avvocato ha risolto la mia situazione, che era veramente complessa e intricata, a causa di problemi bancari che si trascinavano da anni, ormai eravamo sul punto di perdere la casa, su cui gravava un'ipoteca. Il tutto complicato da una serie di decisioni che bisognava per forza di cose prendere, ma che non si prendevano a motivo di un familiare legalmente inabile, un vero e proprio labirinto economico e giuridico. Ma alla fine abbiamo ottenuto risultati difficili da credere in partenza: l’estinzione di tutti i debiti bancari , con un forte sconto nonostante l’ipoteca, la liberazione del nostro immobile e il ripianamento di tutte le nostre problematiche! Non potevo capitare con un avvocato migliore

Lavoratrice subordinata - Ravenna

Sentenze e casi risolti:

Inquadramento della vicenda

Un nostro Assistito veniva raggiunto da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate di Lecce: a suo carico veniva richiesta la somma complessiva di 119.000 euro tra imposte (IRES, IRAP, IVA), sanzioni e interessi.

L’Agenzia delle Entrate contestava al nostro Cliente di essere stato il legale rappresentante di un’Associazione Sportiva Dilettantistica che aveva omesso la dichiarazione di redditi per l’anno d’imposta 2017, per un importo complessivo di circa 119.000 euro tra imposte (IRES, IRAP, IVA), sanzioni e interessi.

L’Agenzia aveva individuato nel nostro Cliente uno dei responsabili solidali del debito, ritenendo che avesse ricoperto la carica di legale rappresentante di un’Associazione Sportiva Dilettantistica.

Nonostante le contestazioni del contribuente, che sosteneva di non aver mai avuto ruoli gestori nel 2017, la Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Lecce aveva inizialmente rigettato il ricorso nel maggio 2024, confermando la pretesa del Fisco. La decisione si basava principalmente su verbali di contraddittorio in cui la posizione dell’Assistito non era apparsa chiaramente distinta da quella di altri dirigenti.

RISULTATO COMPLESSIVO:

A seguito del nostro appello, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia ha ribaltato il verdetto con la sentenza n. 2516/2025, depositata il 18 agosto 2025. I risultati più rilevanti sono:

  • Annullamento totale della pretesa: La Corte ha accolto l’appello del contribuente, annullando integralmente l’avviso di accertamento nei suoi confronti per difetto di legittimazione passiva.

  • Accertamento dell’estraneità ai fatti: È stato provato, tramite i registri della Lega Nazionale Dilettanti, che nel 2017 il nostro Cliente non rivestiva alcuna carica di rappresentanza o gestione, smentendo così le presunzioni dell’Ufficio.

  • Affermazione di un principio di diritto: La sentenza ha chiarito che la responsabilità solidale dei dirigenti di associazioni non riconosciute richiede una prova certa dell’attività gestionale effettiva e non può basarsi su semplici deduzioni o silenzi durante la fase amministrativa.

  • Condanna alle spese: L’Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese di lite.

  • Cancellazione del debito di 118.978,58 euro: Il contribuente è stato liberato definitivamente dall’obbligo di corrispondere l’ingente somma originariamente richiesta.

SCARICA SENTENZA – Annullamento avviso accertamento € 119.000

Inquadramento della vicenda

Il debitore, un pensionato, si è trovato in un grave stato di sovraidebitamento.

Le cause della crisi sono state individuate in fattori sia professionali che personali: la chiusura di una precedente attività commerciale con conseguenti debiti erariali, i costi derivanti da una separazione legale e le spese sostenute per le necessità di studio delle figlie.

A fronte di un debito complessivo accertato di circa  220.000, il debitore disponeva di un reddito da pensione di circa € 1.135 mensili e di una quota di proprietà (pari a 1/4) su alcuni immobili e terreni di scarso valore commerciale e in cattivo stato di conservazione.

La procedura si è conclusa con la sentenza del Tribunale di Lecce del luglio 2024, che ha dichiarato aperta la liquidazione controllata, nominando un liquidatore per la gestione del patrimonio.

RISULTATO COMPLESSIVO

L’esito della procedura ha prodotto i seguenti risultati rilevanti, con significativi benefici per il debitore:

  • Apertura della liquidazione controllata: Il Tribunale ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti legali, permettendo al debitore di accedere ai benefici della procedura concorsuale.

  • Blocco delle azioni esecutive: Dalla data di deposito della domanda è stata disposta la sospensione di ogni azione cautelare o esecutiva e il divieto per i creditori di acquisire diritti di prelazione sul patrimonio.

  • Salvaguardia del minimo vitale: Il Giudice ha stabilito che il debitore può trattenere per le proprie necessità familiari l’importo mensile di 1.074 €.

  • Esdebitazione di diritto: Il provvedimento chiarisce che l’esdebitazione (ovvero la liberazione definitiva dai debiti residui non pagati) opererà di diritto dopo tre anni dall’apertura della procedura, consentendo al soggetto un effettivo “nuovo inizio”.

  • Incapacità economica dei beni mobili: È stata evidenziata l’infruttuosità della vendita dell’unica autovettura (di modesto valore e indispensabile per la vita quotidiana), suggerendone l’esclusione dalla liquidazione.

  • Riduzione del contributo ai creditori: Nonostante un debito di oltre € 220.000, il debitore dovrà versare alla procedura solo la “quota eccedente” il suo fabbisogno vitale. Considerando una pensione di circa € 1.135 e il limite fissato dal giudice a 1.074.

  • Inefficacia della cessione del quinto: La proposta prevede la dichiarazione di inefficacia del contratto di cessione del quinto sulla pensione (precedentemente trattenuta da una finanziaria), permettendo al debitore di recuperare la piena disponibilità della somma per destinarla prioritariamente al sostentamento familiare e, solo per il residuo minimo, alla liquidazione.

SCARICA Sentenza apertura liquidazione controllata

Inquadramento della vicenda

Con avviso di Agenzia delle Entrate-Riscossione, veniva iscritta ipoteca su un immobile del nostro Assistito, a causa di un debito complessivo di circa 36.000,00 euro.

Il contribuente, assistito dall’Avv. Antonio Manco, ha contestato l’atto citando in giudizio l’Agenzia davanti al Tribunale di Lecce.

La difesa ha eccepito l’illegittimità dell’ipoteca sostenendo che le cartelle esattoriali “presupposte” non fossero mai state legalmente notificate, rendendo così nullo ogni atto successivo. Nel corso del giudizio, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione non è stata in grado di produrre le relate di notifica in originale o copia conforme, limitandosi a depositare semplici ricevute di consegna PEC che il Giudice ha ritenuto insufficienti a provare il corretto perfezionamento della notifica in forma di documento informatico.

RISULTATO COMPLESSIVO:

All’esito del primo grado di giudizio, sono stati raggiunti i seguenti risultati:

  • Accoglimento dell’opposizione: Il Giudice ha accolto il ricorso presentato dal contribuente ai sensi dell’art. 615 c.p.c.

  • Annullamento dell’ipoteca: È stata dichiarata la nullità dell’iscrizione ipotecaria impugnata, in quanto priva di validi atti prodromici (le cartelle di pagamento).

  • Accertamento del difetto di notifica: Il Tribunale ha stabilito che l’Agente della Riscossione non ha assolto l’onere probatorio, non avendo dimostrato la regolare notifica delle cartelle via PEC secondo i criteri di legge (documento informatico originale e non mera copia).

  • Liberazione del patrimonio: Grazie all’annullamento dell’atto, il nostro Cliente ha ottenuto la rimozione del vincolo ipotecario sui propri beni che era stato illegittimamente iscritto per un valore superiore a 35.000 euro.

 

SCARICA SENTENZA – Annullamento ipoteca ADER

Inquadramento della questione

La nostra Assistita si è ritrovata al centro di una tempesta giudiziaria, sospesa tra un’impegnativa accusa penale e una pesante pretesa erariale, originate da un’indagine della Guardia di Finanza.

L’Amministrazione Finanziaria, ipotizzando una partecipazione della contribuente ad alcuni meccanismi di frode, aveva emesso un avviso di accertamento per il 2013. Nonostante un primo grado di giudizio che sembrava aver dato ragione al Fisco, la strategia difensiva ha ottenuto i risultati sperati in fase di appello.

Alla fine è stata la stessa Agenzia delle Entrate a operare una “marcia indietro” totale: l’Ufficio, messo di fronte all’evidenza dei fatti e all’infondatezza della propria pretesa, ha scelto di non attendere la parola definitiva dei giudici, ma di intervenire direttamente per cancellare l’atto in autotutela, ammettendo di fatto l’errore commesso.

RISULTATO COMPLESSIVO:

La risoluzione della controversia ha sancito il pieno successo della strategia adottata, portando benefici concreti e definitivi per la nostra Assistita:

  • Annullamento Totale in Autotutela: Il traguardo più prestigioso è stato l’ottenimento del provvedimento n. TVM010400455/2018 con cui l’Agenzia delle Entrate ha spontaneamente ritirato l’atto impositivo, riconoscendo l’insussistenza del presupposto d’imposta.

  • Cessazione del Contenzioso: Grazie al ritiro dell’atto da parte dell’Ufficio, il giudizio d’appello si è concluso con la dichiarazione di cessata materia del contendere, sollevando la contribuente da ogni ulteriore onere processuale.

  • Piena Riabilitazione Penale: È stata data piena esecuzione alla sentenza penale n. 2980/2023 che ha assolto la cliente con la formula più ampia (“perché il fatto non sussiste”), cancellando ogni ombra di illecito sulla sua condotta.

  • Azzeramento del Debito Erariale: La contribuente ha ottenuto la cancellazione totale delle somme richieste per IRPEF e Addizionali (oltre 4.300 euro), nonché delle sanzioni irrogate in primo grado.

  • Riconoscimento della Coerenza Aziendale: È stato definitivamente accertato che il gasolio impiegato era strettamente necessario e proporzionato alle lavorazioni agricole effettivamente svolte, smentendo ogni ipotesi di distrazione o rivendita “in nero”.

  • Vittoria sull’Onere della Prova: La difesa è riuscita a dimostrare che le prove raccolte dai verificatori erano prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, portando al collasso dell’intero impianto accusatorio.

SCARICA Provvedimento annullamento in autotutela

Inquadramento della questione

La vicenda nasce da un’attività di verifica della Guardia di Finanza avviata nel 2015 a seguito di un sopralluogo effettuato presso gli immobili della nostra Assistita, in un momento in cui l’azienda era però già cessata.

A seguito di ciò, l’Agenzia delle Dogane aveva emesso un avviso di pagamento per il recupero delle accise relative agli anni 2011-2015.

È stato quindi proposto prima ricorso e poi atto di appello, con i quali la contribuente ha contestato l’illegittimità dell’accertamentoLa difesa ha puntato sull’infondatezza delle presunzioni dell’Ufficio, sull’illegittimità del sopralluogo (avvenuto dopo la chiusura della partita IVA) e sulla mancanza di prove dirette circa l’effettivo consumo in frode del carburante.

RISULTATO COMPLESSIVO:

Il contenzioso si è concluso con la piena vittoria della contribuente, portando ai seguenti risultati rilevanti:

  • Annullamento totale della pretesa tributaria: La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia ha accolto l’appello, riformando integralmente la decisione di primo grado e disponendo l’annullamento dell’avviso di pagamento.

  • Risparmio economico diretto: Grazie alla sentenza di appello, la contribuente non è più tenuta al pagamento della somma inizialmente richiesta di € 16.826,84 (composta da accisa, interessi e indennità di mora).

  • Riconoscimento dell’illegittimità dell’azione amministrativa: La Corte ha stabilito che l’Ufficio non ha dimostrato l’applicabilità in concreto dello strumento accertativo e che le motivazioni dell’atto impositivo erano prive di fondamento.

  • Effetto a catena su altri accertamenti: La vittoria in questo giudizio, unitamente all’annullamento in autotutela di altri atti correlati operato dall’Agenzia delle Entrate per l’anno 2013, ha consolidato la posizione della contribuente, portando alla cessazione della materia del contendere anche in altri procedimenti pendenti.

SCARICA Sentenza annullamento avviso Agenzia Dogane € 17.000

Inquadramento della questione

Una nostra assistita aveva subito un atto di pignoramento presso terzi da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione, sulla base di numerosi avvisi di addebito INPS, per un valore di quali € 40.000,00, per contributi omessi risalenti a un arco temporale molto esteso, compreso tra il 1999 e il 2011.

Abbiamo quindi proposto ricorso dinanzi al Giudice del Lavoro di Lecce e contestato diversi vizi formali degli atti in questione.

RISULTATO COMPLESSIVO

L’esito del giudizio ha portato a una significativa vittoria per la ricorrente, con il quasi totale annullamento delle pretese economiche dell’Istituto. I risultati principali sono:

  • Annullamento massivo delle cartelle: Il Tribunale ha annullato la quasi totalità dei titoli impugnati (nello specifico 7 cartelle su 8), tra cui quelle relative ai periodi 1999, 2000, 2002, 2004, 2005 e 2008.

  • Lo sblocco della capacità operativa: L’annullamento delle cartelle ha ripristinato la regolarità contributiva. L’irregolarità comporta il mancato rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), rendendo impossibile partecipare a bandi, contrarre con la Pubblica Amministrazione o incassare pagamenti da clienti strutturati. L’annullamento ha rimosso questa “paralisi”, restituendo all’imprenditrice la possibilità di lavorare legalmente sul mercato.
  • Accertamento della prescrizione: Per la maggior parte dei ruoli, il Giudice ha rilevato il difetto di prova della notifica o il decorso del termine prescrizionale, liberando definitivamente la contribuente da obblighi risalenti anche a vent’anni prima.

  • Sgravio economico totale: Il valore complessivo dei ruoli attinenti alle cartelle che sono state annullate è stato quantificato in € 39.995,06.

  • Caducazione del pignoramento: A seguito dell’annullamento dei titoli principali, l’azione esecutiva intrapresa dall’Agenzia delle Entrate Riscossione è stata privata del suo fondamento per la quasi interezza degli importi richiesti.

  • Compensazione delle spese: Nonostante il rigetto per una sola cartella minore (relativa all’anno 2010), la soccombenza reciproca ha permesso la compensazione delle spese, evitando alla parte ulteriori esborsi legali verso le controparti.

  • Protezione del patrimonio: Il risultato ha garantito la salvaguardia dei beni della ricorrente, bloccando un recupero crediti che sarebbe stato altamente pregiudizievole data l’entità della somma.

SCARICA Sentenza n. 2056_2020

Inquadramento della vicenda

Imprenditrice con un debito complessivo di circa 700.000 euro aveva già perso la propria abitazione a causa di una vendita giudiziaria.

Ora sarebbe stato il turno del locale commerciale ove la donna svolgeva la propria attività, per il quale era già stata fissata l’asta giudiziaria.

Con ricorso del nostro Studio, la commerciante contestava la legittimazione attiva delle Banche creditrici, in quanto non erano iscritte nell’albo previsto dall’art. 106 del Testo Unico Bancario.

Con sentenza allegata, il Tribunale di Varese ha sospeso la vendita dell’immobile appena 5 giorni prima dell’asta già fissata, dando ragione alle nostre eccezioni.

RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Sospensione della procedura esecutiva.
  • Blocco dell’asta giudiziaria.
  • Mancata realizzazione della vendita del bene di proprietà della debitrice.

Inquadramento della vicenda

La stabilità patrimoniale di un nostro Cliente era seriamente compromessa da una procedura di pignoramento immobiliare promossa da una società creditrice.

L’azione esecutiva, basata su un consistente debito derivante da un mutuo fondiario, aveva già portato gli immobili di proprietà del Cliente sulla soglia della vendita in asta giudiziaria.

Di fronte a tale urgenza, la strategia difensiva si è mossa su un doppio binario: da un lato l’opposizione formale all’esecuzione (ex artt. 615 e 617 c.p.c.) per contestare la regolarità del credito e il superamento del limite di finanziabilità; dall’altro, l’attivazione tempestiva degli strumenti offerti dal Codice della Crisi (CCII).

Il Ricorso finalizzato alla ristrutturazione del debito complessivo, depositato presso il Tribunale di Lecce, ha rappresentato la chiave di volta del caso.

Il Giudice Delegato, accertata la fattibilità del piano a fronte di un’esposizione debitoria di circa 400.000 euro, ha disposto l’apertura della procedura.

Questo intervento ha permesso non solo di paralizzare il pignoramento in corso, ma di trasformare una situazione di insolvenza irreversibile in un percorso di rientro ordinato, salvaguardando il diritto all’abitazione del cliente e gli altri beni immobili di proprietà.


RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Declaratoria di improcedibilità del pignoramento: l’azione legale ha ottenuto il blocco definitivo della procedura esecutiva, neutralizzando il tentativo di vendita forzata da parte del creditore.

  • Messa in sicurezza degli immobili: grazie all’applicazione delle misure protettive, il patrimonio immobiliare è stato sottratto al circuito delle aste giudiziarie, garantendone la conservazione in capo al debitore.

  • Certificazione della meritevolezza: il Tribunale ha formalmente validato il profilo della cliente, escludendo la colpa grave nella genesi del sovraindebitamento e aprendo la strada ai benefici di legge.

  • Rateizzazione decennale e sostenibilità: il piano approvato prevede un orizzonte di soddisfacimento dei creditori esteso su un arco temporale di circa 9 anni, con rate mensili tarate sulle reali disponibilità del debitore e del suo nucleo familiare.

  • Cristallizzazione del passivo: con l’apertura del Piano di Risanamento, è stato imposto il divieto di acquisire nuovi diritti di prelazione e la sospensione del calcolo di interessi ulteriori, bloccando l’erosione del reddito della cliente.

  • Efficacia dell’opposizione legale: l’integrazione tra difesa processuale (opposizione al precetto) e strumenti concorsuali ha garantito una tutela a 360 gradi, risolvendo una crisi che appariva senza via d’uscita.

Inquadramento della vicenda

Un proprietario di immobili si è trovato a gestire una fase estremamente critica a causa di un’azione esecutiva immobiliare già in fase avanzata, con i propri beni messi all’asta.

Per neutralizzare il rischio di perdere definitivamente il patrimonio, l’interessato ha richiesto l’assistenza del nostro Studio.

L’azione legale intrapresa dall’avvocato Antonio Maria Manco ha puntato sull’attivazione delle misure protettive proviste dal Codice della Crisi.

L’iniziativa ha avuto successo: il Tribunale di Lecce ha validato l’istanza, confermando la condotta meritevole del ricorrente e decretando l’immediato stop a tutte le attività esecutive.

Questo fondamentale provvedimento ha scongiurato la vendita giudiziaria, dando vita a una strategia di rimborso calibrata sulle entrate mensili effettive del cliente, garantendone così la serenità finanziaria e l’integrità del patrimonio.

 

RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Blocco giudiziario delle vendite: il Magistrato ha imposto l’arresto di ogni iniziativa forzata o cautelare, interrompendo di fatto il pignoramento degli immobili.

  • Protezione dell’abitazione: l’intervento ha impedito l’aggiudicazione coattiva degli immobili, permettendo al proprietario di mantenere il pieno possesso dei beni.

  • Validazione della condotta: il Tribunale ha formalmente riconosciuto che il debito non è stato causato da dolo o colpa grave, permettendo l’accesso alle tutele previste per il sovraindebitamento.

  • Pianificazione su misura: il rientro del debito è stato strutturato con versamenti mensili sostenibili, calcolati sottraendo dal reddito le somme indispensabili per una vita dignitosa del nucleo familiare.

  • Stop agli interessi: l’avvio formale della pratica ha cristallizzato il debito, bloccando l’ulteriore maturazione di interessi di mora o convenzionali per i creditori non garantiti.

  • Orizzonte temporale certo: è stato definito un cronoprogramma di 7 anni per l’estinzione delle pendenze, offrendo una soluzione definitiva per il riequilibrio economico del cliente.

Inquadramento della questione

La controversia nasce da un’operazione di cessione di crediti d’impostaUna società (la cedente) ha citato in giudizio un’altra società (la cessionaria) per ottenere il pagamento del corrispettivo residuo, pari a circa 329.000 euro, derivante da un contratto stipulato nel dicembre 2022.

La società convenuta si è difesa chiamando in in causa un terzo soggetto, il nostro Assistito, accusandolo di aver agito come rappresentante senza poteri (falsus procurator) nella firma degli accordi successivi e chiedendo che fosse lui a pagare o a risarcire i danni in caso di condanna della società.

Ci siamo quindi costituiti in giudizio.

La Sentenza finale del Tribunale di Bologna ci ha dato pienamente ragione, condannando la Controparte al pagamento dell’indebito per € 329.000,00 e spese legali.

RISULTATO COMPLESSIVO

La sentenza emessa il 23 febbraio 2026 dal Tribunale di Bologna ha sancito una vittoria totale per il terzo chiamato, confermando la correttezza della sua condotta e l’infondatezza delle accuse rivoltegli.

  • Rigetto della domanda di manleva: Il Giudice ha respinto integralmente la richiesta della società convenuta di far ricadere sul terzo chiamato le conseguenze della condanna.

  • Esclusione della responsabilità: È stato accertato che non esiste una responsabilità per “falso rappresentante”, poiché la società che lo ha chiamato in causa non ha provato di aver confidato senza colpa nei suoi poteri; essendo un’operazione di ingente valore, la società avrebbe dovuto richiedere la giustificazione dei poteri di firma.

  • Accertamento dell’autonomia contrattuale: Il Tribunale ha stabilito che la scrittura firmata dal terzo chiamato non poteva annullare il debito della società verso la cedente originaria, poiché il terzo non aveva il potere di impegnare quest’ultima società.

  • Condanna alle spese: La società convenuta, avendo perso la causa contro il terzo, è stata condannata a rimborsargli integralmente le spese di lite, liquidate in oltre 17.000 euro oltre accessori di legge.

  • Pagamento del debito principale: Il Tribunale ha confermato che l’unico soggetto obbligato a pagare i 329.204,00 euro è la società convenuta, dichiarando la totale estraneità del terzo rispetto a tale debito.

Contenzioso Tributario

  • Impugnazione di Avvisi e Cartelle
  • Verifiche della Guardia di Finanza
  • Valutazione di eventuali soluzioni alternative al ricorso tributario
  • Sospensione di pignoramenti, fermi amministrativi, iscrizioni di ipoteca
  • Reati tributari

Transazione fiscale

  • Blocco delle azioni esecutive del Fisco
  • Risanamento generale del debito fiscale
  • Salvaguardia dei rapporti dell'impresa con banche e fornitori
  • Cram Down e imposizione dell'accordo (in caso di rifiuto non giustificato dell'Ente)
  • Accordi col Fisco in Camera di Commercio (CNC)
  • Misure protettive del patrimonio aziendale
Transazione fiscale

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Domande e risposte:

Quando è importante impugnare un atto tributario

Il fattore critico è il tempo. Dalla data di notifica di un avviso di accertamento (Agenzia delle Entrate/Dogane) o di una cartella di pagamento (Riscossione), hai a disposizione un termine perentorio di 60 giorni per presentare ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia Tributaria.

  • Decorso il termine: Se non agisci entro 60 giorni, il debito diventa definitivo e non più contestabile, esponendo l’azienda a pignoramenti, fermi amministrativi o ipoteche.

  • Segnali di allarme: È opportuno valutare l’impugnazione quando si ricevono accertamenti per importi elevati, cartelle esattoriali illegittime o quando il DURC aziendale è a rischio.


Come decidere se impugnare l’atto tributario

L’opposizione non è un processo automatico e richiede una strategia professionale complessa che si articola in diverse fasi:

  1. Analisi Tecnica: Verifica dei vizi formali e sostanziali dell’atto e valutazione dei motivi di impugnazione.

  2. Valutazione Costi-Benefici: Analisi dei rischi, dei costi legali e delle probabilità di successo prima di iniziare il giudizio.

  3. Inversione dell’onere della prova: Nel processo tributario è il contribuente a dover dimostrare la propria “innocenza”, il che rende indispensabile una difesa tecnica estremamente preparata.

  4. Orizzonte temporale: Un ricorso può attraversare tre gradi di giudizio e durare 10 anni o più.


Perché conviene (o non conviene) impugnare un atto tributario

L’impugnazione non è sempre la strada migliore. La scelta deve dipendere da una visione d’insieme che consideri anche le alternative moderne.

Perché impugnare:

  • Per bloccare atti esecutivi (pignoramenti e sequestri) che potrebbero far fallire l’azienda.

  • Per contestare pretese fiscali infondate o errori dell’Amministrazione Finanziaria.

  • Per evitare conseguenze di tipo penale (reati tributari) nei casi più gravi.

Perché valutare le alternative (Soluzioni Transattive):

Il contenzioso lungo e incerto non è l’unica via. Spesso conviene orientarsi verso:

  • Transazioni fiscali: Accordi con il Fisco per ridurre il debito in modo rapido ed efficiente.

  • Strumenti della Crisi d’Impresa: Soluzioni innovative che permettono il risanamento del debito senza passare anni in tribunale.

  • Mediazione: Risolvere il problema in modo più economico e con garanzia di risultato rispetto a una sentenza incerta.

IMPORTANTE: Non affidarti a un approccio “vecchio stampo” focalizzato solo sul tribunale. La soluzione più efficace oggi è quella che combina la difesa legale con la capacità di negoziare accordi transattivi con l’Agenzia delle Entrate

Il regime della presunzione di responsabilità in capo al contribuente

Un accertamento fiscale è in grado di far saltare in aria anche le aziende più solide.

Se subisci una verifica oppure se ti viene notificato un avviso di accertamento, ti ritrovi potenzialmente in guai seri, perlomeno se gli importi contestati sono molto alti.

La cosa peggiore negli accertamenti tributari è che sei tu a dover dimostrare la tua innocenza: si chiama inversione dell’onere della prova ed è uno dei principi che sono alla base del sistema tributario italiano. Pertanto il tuo accusatore (Agenzia delle Entrate) non è affatto tenuto a provare, in maniera rigorosa, la tua colpevolezza ma sei tu che devi individuare le prove a tua discolpa.

Oltretutto c’è poco tempo per difenderti: hai infatti solo 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento per fare le tue contestazioni. È per questo motivo che, in caso di avvisi di accertamento o di verifiche fiscali, devi affidarti a professionisti che si occupano di diritto tributario in maniera specifica. Occorre infatti avere una conoscenza molto approfondita della normativa e delle dinamiche tipiche del processo tributario per poter affrontare al meglio le sfide in questo settore.

Prescrizione delle cartelle esattoriali: come funziona?

La prescrizione è l’estinzione del debito per decorso del tempo senza atti interruttivi.

  • Termini: Generalmente 10 anni per imposte erariali (IRPEF, IRES); 5 anni per sanzioni, contributi INPS/INAIL e tributi locali (IMU, TARI).
  • Interruzione: Ogni notifica di cartella, sollecito o pignoramento azzera il termine e lo fa ripartire.
  • Eccezione: Va eccepita dal contribuente; non è rilevabile d’ufficio dall’ente.

Il pignoramento presso terzi (art. 72-bis DPR 602/1973) è un atto amministrativo che non richiede l’intervento del giudice. Per gestirlo:

  • Verifica della notifica: Controllare che la cartella di pagamento o l’avviso di intimazione siano stati notificati correttamente.
  • Istanza di rateizzazione: Presentare domanda di dilazione (fino a 72 o 120 rate). Se presentata prima della scadenza del pignoramento, può bloccare l’iter di versamento da parte del terzo.
  • Mediazione/Ricorso: Se il debito è prescritto o errato, impugnare l’atto entro 60 giorni.

Oltre alle rateizzazioni ordinarie (DPR 602/1973), lo strumento più potente è l’accesso a una procedura di regolazione della crisi (es. Composizione Negoziata o Concordato).

  • Misure Protettive (Art. 18 e 54 CCII): Il debitore può richiedere al Tribunale l’applicazione di misure che inibiscono l’inizio o la prosecuzione di azioni esecutive (come il pignoramento) da parte di AdER. Una volta ottenute, anche se il pignoramento è già iniziato, questo viene “congelato”.

Pignoramento conti correnti: come sbloccarlo?

Oltre alle procedure AdER, nel pignoramento civile (Codice di Procedura Civile):

  • Conversione del pignoramento (art. 495 c.p.c.): Sostituzione della somma pignorata con il versamento di una quota in denaro.
  • Accordo transattivo: Accordo extragiudiziale con il creditore per la rinuncia agli atti esecutivi.
  • Opposizione all’esecuzione: Contestazione del diritto del creditore a procedere.

Il “blocco” operativo derivante da un pignoramento presso terzi può essere superato anche tramite il ricorso al Codice della Crisi (CCII):

  • Sospensione degli effetti: Con la pubblicazione nel Registro delle Imprese dell’istanza di Composizione Negoziata e la richiesta di misure protettive, il creditore pubblico non può procedere all’acquisizione delle somme pignorate non ancora assegnate. Questo consente di negoziare lo sblocco per garantire il pagamento dei fornitori strategici e degli stipendi.

Cancellazione debiti fiscali: quali sono le strade?

  • Autotutela obbligatoria: Richiesta di annullamento per errore palese dell’ente (es. debito già pagato, assenza di presupposto impositivo, ecc.).
  • Rottamazione/Stralcio: Adesione a provvedimenti legislativi speciali (pace fiscale).
  • Accertamento della prescrizione: Tramite ricorso o azione di accertamento negativo del debito.
  • Esdebitazione: Accesso alle procedure del Codice della Crisi (CCII).

Quando è importante impugnare un atto tributario

Il fattore critico è il tempo. Dalla data di notifica di un avviso di accertamento (Agenzia delle Entrate/Dogane) o di una cartella di pagamento (Riscossione), hai a disposizione un termine perentorio di 60 giorni per presentare ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia Tributaria.

  • Decorso il termine: Se non agisci entro 60 giorni, il debito diventa definitivo e non più contestabile, esponendo l’azienda a pignoramenti, fermi amministrativi o ipoteche.

  • Segnali di allarme: È opportuno valutare l’impugnazione quando si ricevono accertamenti per importi elevati, cartelle esattoriali illegittime o quando il DURC aziendale è a rischio.


Come decidere se impugnare l’atto tributario

L’opposizione non è un processo automatico e richiede una strategia professionale complessa che si articola in diverse fasi:

  1. Analisi Tecnica: Verifica dei vizi formali e sostanziali dell’atto e valutazione dei motivi di impugnazione.

  2. Valutazione Costi-Benefici: Analisi dei rischi, dei costi legali e delle probabilità di successo prima di iniziare il giudizio.

  3. Inversione dell’onere della prova: Nel processo tributario è il contribuente a dover dimostrare la propria “innocenza”, il che rende indispensabile una difesa tecnica estremamente preparata.

  4. Orizzonte temporale: Un ricorso può attraversare tre gradi di giudizio e durare 10 anni o più.


Perché conviene (o non conviene) impugnare un atto tributario

L’impugnazione non è sempre la strada migliore. La scelta deve dipendere da una visione d’insieme che consideri anche le alternative moderne.

Perché impugnare:

  • Per bloccare atti esecutivi (pignoramenti e sequestri) che potrebbero far fallire l’azienda.

  • Per contestare pretese fiscali infondate o errori dell’Amministrazione Finanziaria.

  • Per evitare conseguenze di tipo penale (reati tributari) nei casi più gravi.

Perché valutare le alternative (Soluzioni Transattive):

Il contenzioso lungo e incerto non è l’unica via. Spesso conviene orientarsi verso:

  • Transazioni fiscali: Accordi con il Fisco per ridurre il debito in modo rapido ed efficiente.

  • Strumenti della Crisi d’Impresa: Soluzioni innovative che permettono il risanamento del debito senza passare anni in tribunale.

  • Mediazione: Risolvere il problema in modo più economico e con garanzia di risultato rispetto a una sentenza incerta.

IMPORTANTE: Non affidarti a un approccio “vecchio stampo” focalizzato solo sul tribunale. La soluzione più efficace oggi è quella che combina la difesa legale con la capacità di negoziare accordi transattivi con l’Agenzia delle Entrate

 

Che cos’è la Transazione Fiscale?

La transazione fiscale è uno strumento previsto dal Codice della Crisi che permette a un’impresa in difficoltà di raggiungere un accordo con il Fisco (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL) per risolvere il proprio debito tributario e contributivo in modo sostenibile, evitando il fallimento e il lungo contenzioso giudiziario.

Come funziona il procedimento?

Il percorso si articola in alcune fasi chiave basate su un approccio conciliativo:

  1. Analisi Preliminare: Si effettua uno studio approfondito della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’azienda e degli atti tributari a suo carico.

  2. Proposta di Piano di Risanamento: Si presenta ai creditori pubblici un piano che prevede il pagamento del debito in base alle effettive possibilità economiche dell’impresa.

  3. Blocco delle Azioni Esecutive: Già in fase di avvio della procedura, è possibile richiedere la sospensione di pignoramenti, aste giudiziarie, ipoteche e fermi amministrativi.

  4. Accordo o “Cram Down”: * Se il Fisco accetta, l’accordo viene formalizzato.

    • Se il Fisco oppone un rifiuto ingiustificato (ostruzionismo), il giudice può “imporre” l’accordo attraverso l’istituto del cram down, omologando la proposta se la ritiene più conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare.

Perché conviene? (I vantaggi principali)

La transazione fiscale non è un semplice “stralcio”, ma una strategia di rilancio aziendale che offre benefici immediati:

  • Riduzione del debito: È possibile abbattere il debito fiscale e contributivo fino al 90%, eliminando sanzioni e interessi che spesso rendono il debito inestinguibile.

  • Velocità ed Efficacia: Rispetto a una causa tributaria (che può durare oltre 10 anni), la transazione offre una soluzione rapida e certa.

  • Continuità Aziendale: Permette di regolarizzare il DURC, fondamentale per partecipare ad appalti e gare, e tutela la reputazione aziendale agli occhi di banche e fornitori.

  • Protezione Personale: Mette al riparo soci e amministratori da responsabilità patrimoniali personali e da rischi penali gravi, come l’accusa di bancarotta.

  • Pianificazione: Consente di riprogettare il futuro dell’impresa su basi solide e prevedibili, uscendo dal “vortice” del debito cronico.


In sintesi: Transazione vs Contenzioso

Contenzioso Tributario

Durata: Molto lunga (fino a 10 anni o più)

Costi: Elevati e incerti

Obiettivo: Contestare un singolo atto

Esito: Incerto (sentenza del giudice)

Debito: Riduzione eventuale su base legale

Transazione Fiscale    

Durata: Rapida e definita            

Costi: Alti ma assorbiti dal risanamento generale del debito        

Obiettivo: Risanare l’intera esposizione debitoria             

Esisto: Concordato (o imposto se conveniente – Cram Down)     

Debito: Riduzione fino al 90% su base economica            

Essere esperti di diritto tributario rischia di non bastare più.

I tributaristi “vecchio stampo”, per quanto bravi, tendono normalmente ad avere un approccio che si concentra solo sulla fase processuale e rischiano talvolta di trascurare le strategie transattive che consentono di risolvere i problemi con il Fisco in maniera più rapida, economica ed efficiente.

In altre parole, spesso l’unico orizzonte di un tributarista è quello dei tribunali, dei giudici e dei tempi lunghi del processo; tutto ciò, oltretutto, senza alcuna garanzia di risultato in tuo favore.

Prima di avviare una causa tributaria dovresti quindi porti una domanda: puoi permetterti di intraprendere un giudizio contro Agenzia delle Entrate senza nessuna garanzia di risultato e potenzialmente lungo 10 anni o anche più (considerando i 3 gradi di giudizio)? È una domanda legittima, che dovresti affrontare con il tuo avvocato prima di fare ricorso.

La verità è che il mondo del diritto tributario è stato rivoluzionato negli ultimi anni ma alcuni continuano a lavorare con le stesse metodologie degli anni ‘90 o 2000. È viceversa fondamentale che il tuo difensore abbia una visione d’insieme completa, che sappia coniugare la materia tributaria con gli innovativi strumenti della transazione fiscale e della crisi d’impresa. È questo che oggi può fare la differenza fra risolvere veramente i problemi (risparmiando) e girare a vuoto.

Le Misure protettive del patrimonio

È possibile bloccare le azioni esecutive di Agenzia delle Entrati Riscossione attraverso l’adozione di misure protettive del patrimonio., previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII)

Le misure protettive sono strumenti che consentono di “blindare” i beni di un debitore (sia esso un privato o un’impresa) durante un periodo di crisi, impedendo ai creditori di aggredirli con azioni esecutive o cautelari (come pignoramenti o sequestri).

Come funzionano e a cosa servono

Quando un’impresa entra in una fase di negoziazione (come la Composizione Negoziata della Crisi), il rischio è che un singolo creditore pignori un macchinario essenziale o i conti correnti, bloccando l’attività e rendendo impossibile il salvataggio per tutti gli altri.

Le misure protettive servono a:

  • Garantire la continuità: Permettono all’azienda di continuare a operare mentre cerca una soluzione.

  • Parità di trattamento: Evitano che il creditore più veloce ottenga tutto a discapito degli altri (par condicio creditorum).

  • Fornire “ossigeno”: Danno tempo per elaborare un piano di ristrutturazione del debito.

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