Ecco come possiamo tutelarti:
Sovraindebitamento
Lavoriamo per il risanamento della situazione finanziaria e debitoria del Cittadino
Crisi d'impresa
Gestiamo crisi e insolevenze per evitare il fallimento e rilanciare l'Azienda
Misure protettive
e tutela del Patrimonio
Difendiamo il tuo patrimonio dalle aggressioni di Banche e Fisco
Esdebitazione
Puntiamo alla liberazione dai debiti non onorati
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Testimonianze
il 2023 per me è stato un anno tragico: avevo già perso la casa in asta nonostante mi fossi affidata ad altri legali. Rischiavo di perdere anche l'immobile commerciale dove esercitavo il mio lavoro. Ho continuato a cercare altri avvocati ma non ero mai soddisfatta, questi professionisti mi davano poche speranze, proponendomi di procedere unicamente con saldi e stralcio, senza di fatto poter però fermare l'asta. Ho poi conosciuto l'avv. Antonio Maria Manco che ha subito preso a cuore la mia situazione: è riuscito a bloccare l'asta per ben due volte, permettendomi quindi di continuare la mia attività lavorativa (continua...).

...È stato anche possibile sospendere l'iscrizione di ipoteca, da parte di Agenzia delle Entrate-Riscossione, su un altro immobile di mia proprietà. L'ho sentito molto presente, nonostante l'enorme distanza che ci separa, tramite telefonate, colloqui via web, ma anche di persona, quando ad esempio è stato necessario comparire presso il Tribunale di Varese. Ho sentito molto più presente lui rispetto a tutti gli altri legali che sono qui nella mia zona. Tra me e l'avv. Manco si è fin da subito instaurato un rapporto di reciproca fiducia; molto umano anche per l'aspetto economico, mentre spesso gli avvocati pretendono molto in termini economici, senza dare un reale servizio... e spesso sono assillanti! Consiglio questo Studio professionale perché ho trovato l'avvocato molto affidabile, molto gentile e premuroso.

Ho ottenuto risultati che, dopo l'arrivo del decreto ingiuntivo, non speravo di ottenere. Sono stato seguito nella trattativa con la finanziaria che alla fine ha rinunciato del tutto al proprio credito! Grazie a questi professionisti per l'impegno e la perseveranza!
Ho conosciuto l’avvocato tramite un’amica che mi parlava bene di lui. Sono già 4 – 5 anni che vengo seguita dall’Avv. Manco e devo dire che ho grande stima e soprattutto fiducia di lui, e quest’ultimo aspetto è quello per me più importante. Ogni volta che ho avuto qualche dubbio, mi rivolgevo all’avvocato e lui prontamente mi spiegava quello che volevo sapere. Per me la sua consulenza è stata sempre impeccabile e abbiamo sempre ottenuto ciò che puntavamo ad avere.

Ringrazio l’avvocato Manco per l’ottimo risultato raggiunto. Grazie al suo intervento è stato possibile annullare completamente un avviso di Agenzia delle Entrate di quasi 120.000 euro. Esperienza ottima anche sul piano personale: tutto è stato gestito con efficienza, cortesia e molta umanità. Davvero un ottimo avvocato tributarista
Persone davvero professionali e competenti, ma soprattutto persone umane che seguono ogni caso con massima disponibilità e competenza non tralasciando niente!!!!

Molto soddisfatto! L’avvocato ha sempre fatto il mio interesse, anche mettendo in secondo piano il proprio tornaconto economico (so per esperienza che non è facile trovare professionisti che lavorano VERAMENTE per il tuo bene!). L'avvocato Manco inoltre non ha ceduto a situazioni che sembravano impossibili e ha sempre cercato la soluzione migliore per me e la mia famiglia. e i risultati sul mio caso testimoniano quanto detto!! Grazie allo studio legale sono riuscito a risolvere questioni bancarie molto difficili. Ho già consigliato a diverse persone questo professionista perché è veramente molto aggiornato, competente e di una grande umanità!!
Anzitutto devo dire che ho apprezzato moltissimo la disponibilità dell’avvocato, che mi ha sempre spiegato tutto con pazienza, fornendomi tutte le volte ampi dettagli dei vari passaggi che stavamo affrontando insieme. Io abito a Ravenna e devo dire che qui spesso accadeva che i professionisti incaricati ci facessero un po’ pesare il tempo che ci dedicavano. L’avvocato Manco invece, consapevole della situazione ingarbugliata, non si è risparmiato ed ha mostrato grande abilità rispetto alle difficoltà che stavamo gestendo (continua...).

...L’avvocato ha risolto la mia situazione, che era veramente complessa e intricata, a causa di problemi bancari che si trascinavano da anni, ormai eravamo sul punto di perdere la casa, su cui gravava un'ipoteca. Il tutto complicato da una serie di decisioni che bisognava per forza di cose prendere, ma che non si prendevano a motivo di un familiare legalmente inabile, un vero e proprio labirinto economico e giuridico. Ma alla fine abbiamo ottenuto risultati difficili da credere in partenza: l’estinzione di tutti i debiti bancari , con un forte sconto nonostante l’ipoteca, la liberazione del nostro immobile e il ripianamento di tutte le nostre problematiche! Non potevo capitare con un avvocato migliore

Sentenze e casi risolti:
SOVRAINDEBITAMENTO: Piano del consumatore con debito dimezzato e casa salvata
Inquadramento della vicenda
Un lavoratore dipendente nel settore privato rischiava di perdere tutto, compresa la casa di abitazione e una quota dello stipendio, a causa di pignoramenti da parte di Banche e Finanziarie.
Le rate per mutuo, finanziamenti, cessioni del 5° e deleghe di pagamento, avevano infatti raggiunto importi insostenibili.
Erano così scaturiti azioni di recupero crediti, decreti ingiuntivi e pignoramenti.
Con sentenza allegata, il Tribunale di Lecce ha omologato il Piano di Ristrutturazione dei Debiti del consumatore.
RISULTATO COMPLESSIVO:
- Interruzione delle procedure esecutive.
- Previsione di 84 rate da circa € 630,00/mese, omnicomprensive sia di quota mutuo che di ogni altra spesa e rapporto finanziario.
- A partire dall’85° mese, prosecuzione del mutuo ipotecario, in base a normale ammortamento.
- Riduzione di circa l’80% del debito chirografario complessivo.
- Risparmio di complessivi € 50.000.
- Messa in sicurezza del patrimonio immobiliare (=salvataggio della casa di abitazione).



SOVRAINDEBITAMENTO: estinto debito di € 220.000 con ADER e finanziarie
Inquadramento della vicenda
Il debitore, un pensionato, si è trovato in un grave stato di sovraidebitamento.
Le cause della crisi sono state individuate in fattori sia professionali che personali: la chiusura di una precedente attività commerciale con conseguenti debiti erariali, i costi derivanti da una separazione legale e le spese sostenute per le necessità di studio delle figlie.
A fronte di un debito complessivo accertato di circa € 220.000, il debitore disponeva di un reddito da pensione di circa € 1.135 mensili e di una quota di proprietà (pari a 1/4) su alcuni immobili e terreni di scarso valore commerciale e in cattivo stato di conservazione.
La procedura si è conclusa con la sentenza del Tribunale di Lecce del luglio 2024, che ha dichiarato aperta la liquidazione controllata, nominando un liquidatore per la gestione del patrimonio.
RISULTATO COMPLESSIVO
L’esito della procedura ha prodotto i seguenti risultati rilevanti, con significativi benefici per il debitore:
Apertura della liquidazione controllata: Il Tribunale ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti legali, permettendo al debitore di accedere ai benefici della procedura concorsuale.
Blocco delle azioni esecutive: Dalla data di deposito della domanda è stata disposta la sospensione di ogni azione cautelare o esecutiva e il divieto per i creditori di acquisire diritti di prelazione sul patrimonio.
Salvaguardia del minimo vitale: Il Giudice ha stabilito che il debitore può trattenere per le proprie necessità familiari l’importo mensile di 1.074 €.
Esdebitazione di diritto: Il provvedimento chiarisce che l’esdebitazione (ovvero la liberazione definitiva dai debiti residui non pagati) opererà di diritto dopo tre anni dall’apertura della procedura, consentendo al soggetto un effettivo “nuovo inizio”.
Incapacità economica dei beni mobili: È stata evidenziata l’infruttuosità della vendita dell’unica autovettura (di modesto valore e indispensabile per la vita quotidiana), suggerendone l’esclusione dalla liquidazione.
Riduzione del contributo ai creditori: Nonostante un debito di oltre € 220.000, il debitore dovrà versare alla procedura solo la “quota eccedente” il suo fabbisogno vitale. Considerando una pensione di circa € 1.135 e il limite fissato dal giudice a 1.074.
Inefficacia della cessione del quinto: La proposta prevede la dichiarazione di inefficacia del contratto di cessione del quinto sulla pensione (precedentemente trattenuta da una finanziaria), permettendo al debitore di recuperare la piena disponibilità della somma per destinarla prioritariamente al sostentamento familiare e, solo per il residuo minimo, alla liquidazione.
SCARICA Sentenza apertura liquidazione controllata
SOVRAINDEBITAMENTO: salvataggio della casa familiare e abbattimento del debito per un lavoratore dipendente
Inquadramento della vicenda
A causa di una serie di eventi familiari (fra cui la separazione coniugale e u relativi costi) e a problemi finanziari, un cliente dello studio si trovava in una situazione di grave sovraindebitamento. Infatti, le rate da pagare ogni mese per prestiti e finanziamenti superavano l’ammontare dello stipendio.
Il rischio era quello di vedersi pignorata la casa di abitazione.
Presentato un Piano di ristrutturazione dei debiti del Consumatore, il Tribunale ha riconosciuto la meritevolezza del debitore, stabilendo che il debito non era frutto di spese sconsiderate, bensì di obblighi inderogabili legati alla sussistenza familiare.
È stato inoltre accertato che il piano proposto offre ai creditori un soddisfacimento superiore rispetto alla vendita forzata della casa all’asta, la quale non avrebbe generato eccedenze significative dopo il soddisfacimento del creditore ipotecario.
RISULTATO COMPLESSIVO
L’omologazione del piano ha permesso di raggiungere i seguenti obiettivi fondamentali per il debitore:
Salvataggio dell’abitazione principale: È stata evitata la vendita all’asta dell’immobile, garantendo la continuità abitativa per il debitore e i suoi figli.
Esdebitazione e protezione legale: L’accordo è diventato obbligatorio per tutti i creditori anteriori, proteggendo il soggetto da nuove azioni esecutive o pignoramenti (anche su stipendio e conti correnti) finché rispetterà gli impegni presi.
Riduzione drastica del debito: Mentre il mutuo ipotecario continuerà a essere pagato regolarmente secondo il piano di ammortamento, i creditori “chirografari” (privi di garanzie specifiche) riceveranno un soddisfacimento minimo, pari a circa lo 0,67% del loro credito originale.
Tutela del reddito minimo: Il Tribunale ha stabilito che lo stipendio mensile del debitore (circa 1.800 euro inclusi i ratei di tredicesima e quattordicesima) debba essere prioritariamente destinato alle spese di vita, al mantenimento del figlio minore e al mutuo, non potendo essere ulteriormente aggredito dagli altri creditori.
SCARICA Sentenza omologa Piano Consumatore
SOVRAINDEBITAMENTO: riduzione del debito di oltre € 150.000 e abbattimento dell'esposizione complessiva dell'89%
Inquadramento della vicenda
Un imprenditore era stato costretto a chiudere la propria attività imprenditoriale nel settore dei trasporti a causa di una serie di eventi sfortunati risalenti agli anni ’90, tra cui un grave incidente con il proprio automezzo e la conseguente perdita di commissioni.
Tali circostanze avevanp generato un accumulo di debiti, in particolare verso l’INPS e il Fisco, che l’interessato ha cercato invano di sanare nel tempo attraverso vari tentativi di rateizzazione e rottamazione.
Nonostante il successivo reperimento di un’occupazione stabile come dipendente, la situazione economica è rimasta critica a causa delle necessità di mantenimento del nucleo familiare (moglie e due figli) e di ulteriori spese impreviste, tra cui costi medici e spese universitarie per la figlia.
Tale squilibrio finanziario ha reso impossibile soddisfare regolarmente le obbligazioni assunte, portando alla decisione di ricorrere agli strumenti previsti dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019) per risolvere definitivamente lo stato di sovraindebitamento.
RISULTATO COMPLESSIVO
L’attivazione della procedura di liquidazione controllata ha permesso di raggiungere i seguenti risultati rilevanti:
Apertura della Liquidazione Controllata: Il Tribunale di Lecce ha dichiarato ufficialmente aperta la procedura di liquidazione controllata dei beni del debitore con sentenza del 4 luglio 2023.
Vantaggio Economico e Abbattimento del Debito: A fronte di un’esposizione debitoria complessiva certificata di € 168.977,73, la procedura consente al debitore di far fronte ai propri impegni attraverso una somma nettamente inferiore. In particolare:
È stata proposta la messa a disposizione della procedura di una somma sostitutiva della vendita di alcune quote immobiliari (ritenuta antieconomica) pari a € 4.000,00.
Il debitore si è impegnato a versare un importo mensile di € 300,00 per la durata di 4 anni, per un totale di ulteriori € 14.400,00.
Questo meccanismo permette di gestire un debito di quasi 170.000 euro con un esborso complessivo programmato molto più contenuto, garantendo al contempo il sostentamento dignitoso della famiglia.
Tutela del Nucleo Familiare: Il Giudice ha stabilito che la determinazione delle somme da destinare alla liquidazione debba tenere conto di quanto necessario per il mantenimento del nucleo familiare, salvaguardando così il reddito indispensabile per la vita quotidiana.
Blocco delle Azioni Esecutive: Con l’apertura della procedura, dalla data di pubblicazione della sentenza, i creditori non possono più iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive individuali sui beni compresi nella liquidazione.
Prospettiva di Esdebitazione: Il raggiungimento positivo del piano apre la strada al beneficio dell’esdebitazione, ovvero la cancellazione definitiva dei debiti residui non soddisfatti dalla procedura, permettendo al soggetto di “ripartire” pulito da ogni pendenza passata.
SCARICA Sentenza omologa piano di liquidazione controllata
SOVRAINDEBITAMENTO: procedura familiare con abbattimento del debito per oltre € 180.000 e salvaguardia dei beni essenziali
Inquadramento della vicenda
Una coppia di coniugi e genitori si è trovata in una condizione di grave squilibrio economico-finanziario a causa di una serie di eventi avversi.
La crisi aveva avuto origine principalmente dalla perdita del lavoro da parte della moglie per motivi di salute e dalla successiva crisi aziendale che ha colpito l’attività imprenditoriale del marito.
Nel tentativo di garantire una vita dignitosa alla famiglia e di avviare nuovi progetti, la coppia contraeva diversi finanziamenti e un mutuo ipotecario per l’acquisto della casa di abitazione.
Tuttavia, le nuove attività si rivelavano antieconomiche, lasciando i coniugi con un’esposizione debitoria complessiva di circa 208.000,00 euro.
Nonostante il marito sia riuscito a trovare un nuovo impiego dipendente, il reddito percepito è risultato insufficiente a soddisfare regolarmente tutte le obbligazioni assunte, portando alla necessità di ricorrere alla procedura di liquidazione controllata prevista dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza.
RISULTATO COMPLESSIVO
L’apertura della procedura di liquidazione controllata ha permesso di raggiungere i seguenti risultati fondamentali per la tutela della famiglia e la gestione del debito:
Apertura della Liquidazione Controllata: Il Tribunale di Lecce ha dichiarato aperta la procedura con sentenza pubblicata il 6 marzo 2023, riconoscendo lo stato di sovraindebitamento della coppia.
Vantaggio Economico e Riduzione del Debito: La procedura consente di gestire un debito certificato di € 207.954,35 mettendo a disposizione dei creditori solo una frazione di tale importo, derivante dalla liquidazione dei beni e da quote del reddito.
In particolare è stata liquidata l’abitazione familiare, di valore decisamente inferiore rispetto al debito complessivo.
Tutela dei Mezzi di Trasporto: È stata richiesta e ottenuta l’esclusione dalla liquidazione di due autovetture, in quanto beni indispensabili per gli spostamenti lavorativi e le necessità primarie dei figli minori.
Sospensione delle Azioni Esecutive: Con l’apertura della procedura, i creditori non possono più avviare o proseguire azioni esecutive o cautelari individuali sui beni dei debitori, garantendo stabilità alla situazione familiare.
Prospettiva di Esdebitazione: Il completamento della procedura apre la strada all’esdebitazione, ovvero la cancellazione totale dei debiti residui che non verranno pagati con la liquidazione, permettendo alla coppia di tornare a operare nel sistema economico libera da ogni pendenza passata.
Mantenimento Familiare Garantito: Il Giudice ha il compito di determinare i limiti di reddito che non possono essere toccati dai creditori, assicurando che le somme necessarie alla vita quotidiana della famiglia rimangano nella disponibilità della coppia.
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SOVRAINDEBITAMENTO: abbattuto debito per oltre € 100.000 e integrale salvaguardia dello stipendio mensile
Inquadramento della vicenda
Un uomo, padre separato, si è trovato in una situazione di profonda crisi economica a causa di una serie di vicissitudini personali e professionali.
In particolare, il sovraindebitamento è scaturito dalla cessazione di un’attività commerciale e dalle conseguenze economiche della separazione coniugale, che hanno comportato l’obbligo di versamento di assegni di mantenimento e la perdita della casa familiare, assegnata alla ex moglie.
Nonostante il soggetto sia riuscito a stabilizzare la propria posizione lavorativa come dipendente, il suo reddito non è stato più sufficiente a coprire l’enorme massa debitoria accumulata nel tempo, composta prevalentemente da debiti verso istituti di credito, fornitori e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
L’impossibilità di far fronte regolarmente ai pagamenti ha reso necessario il ricorso alla procedura di liquidazione controllata prevista dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza (artt. 268 e ss. D.Lgs. 14/2019), con l’obiettivo di risolvere definitivamente la pendenza debitoria e ottenere una seconda opportunità economica.
RISULTATO COMPLESSIVO
Con sentenza del 28 gennaio 2026, il Tribunale di Lecce ha stabilito quanto segue:
Apertura della procedura di Liquidazione Controllata: Il Tribunale ha accolto il ricorso, dichiarando aperta la procedura e nominando un liquidatore. Questo passaggio è fondamentale per congelare la situazione e gestire il debito in modo ordinato.
Vantaggio Economico e Abbattimento del Debito: L’esposizione debitoria complessiva ammontava a circa 136.634,00 euro (derivante da varie posizioni tra cui mutui chirografari, debiti fiscali e verso privati). Grazie alla procedura, il debito viene gestito attraverso la sola messa a disposizione di:
Un credito di € 30.000,00 che l’interessato vanta nei confronti di soggetti terzi.
Nessun ulteriore prelievo dallo stipendio, in quanto il reddito da lavoro dipendente è stato ritenuto necessario per garantire il mantenimento dignitoso del debitore (pari a circa 1.400 euro mensili).
Ciò determina un risparmio effettivo di oltre 100.000 euro, poiché il debito residuo che non troverà capienza nel credito di 30.000 euro sarà oggetto di esdebitazione.
Esdebitazione (Scarico dei Debiti): Il risultato più significativo è la prospettiva dell’esdebitazione automatica (dopo tre anni dall’apertura o alla chiusura della procedura), che permetterà al soggetto di essere liberato da ogni debito residuo non soddisfatto, potendo così ricominciare la propria vita lavorativa senza il peso dei pignoramenti passati.
Protezione del Reddito da Lavoro: Il Giudice ha riconosciuto che lo stipendio percepito dall’interessato deve essere destinato prioritariamente al suo sostentamento e agli oneri della separazione, impedendo che i creditori possano pignorare somme indispensabili per la vita quotidiana.
Blocco delle Azioni Esecutive: Con la sentenza di apertura, è stato imposto il divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari individuali, garantendo all’interessato la fine delle pressioni legali da parte dei singoli creditori.
Misure Cautelari a tutela del patrimonio: È stata richiesta l’adozione di misure per proteggere il credito di 30.000 euro (unica risorsa della liquidazione), assicurando che tali somme vengano effettivamente incamerate dalla procedura a beneficio dei creditori, facilitando così il buon esito del piano.
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SOVRAINDEBITAMENTO: Tribunale cancella circa 200.000 euro di debiti a un operaio
Inquadramento della vicenda
Un operaio e la sua famiglia venivano travolti da una serie di eventi sfortunati e imprevedibili; l’insorgere di gravi problemi di salute della moglie costringeva quest’ultima a lasciare il lavoro, dimezzando le entrate familiari proprio mentre aumentavano le spese mediche e assistenziali.
Per far fronte alle necessità quotidiane e ai debiti già contratti, il debitore era quindi costretto a ricorrere a diversi finanziamenti, innescando una spirale di prestiti che è diventata insostenibile a causa dell’innalzamento dei tassi d’interesse.
La situazione è precipitata quando il debito complessivo ha superato i 220.000 euro, a fronte di un reddito mensile di circa 1.300 euro.
Il Tribunale ha riconosciuto la meritevolezza del debitore, confermando che il sovraindebitamento non era stato causato da spese superflue, ma da obbligazioni assunte per il sostentamento del nucleo familiare e per far fronte a eventi imprevisti.
RISULTATO COMPLESSIVO
L’attivazione della procedura prevista dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza ha permesso di raggiungere i seguenti risultati fondamentali:
Blocco delle azioni esecutive: Con l’apertura della procedura, è stata disposta la sospensione di ogni azione esecutiva o cautelare individuale (come pignoramenti o vendite forzate) sui beni del debitore, garantendo una gestione unitaria della crisi.
Vantaggio economico (Abbattimento del debito): A fronte di un debito enorme di circa 222.000 Euro, il debitore pagherà solo una piccola parte (€ 36.000 in tutto) attraverso trattenute mensili contenute.
Salvaguardia dello stipendio per la vita dignitosa: Il Giudice ha stabilito che, del reddito mensile percepito, una quota pari a € 1.100, dovrà restare nelle mani del debitore per garantire vitto, alloggio e spese mediche alla sua famiglia.
Esdebitazione totale: Al termine del periodo di liquidazione, tutti i debiti residui non pagati — ovvero la stragrande maggioranza dei 222.000 euro iniziali — verranno definitivamente cancellati.
Stop alle aggressioni dei creditori: È stato disposto il divieto assoluto per i creditori di avviare o proseguire pignoramenti o altre azioni esecutive, restituendo serenità al nucleo familiare.
Nessun apporto di finanza esterna: A differenza di altri casi, qui non è stato necessario l’intervento di terzi per garantire il piano, basandosi il tutto sulla sola quota eccedente il fabbisogno vitale del lavoratore.
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CRISI D'IMPRESA: Concordato Preventivo e continuità aziendale per attività di ristorazione
Inquadramento della questione
Un’azienda nostra Cliente, operante nel settore della ristorazione, si ritrovava a gestire una grave crisi economica e finanziaria, scaturita principalmente dall’esposizione debitoria derivante da importanti investimenti immobiliari effettuati tra il 2009 e il 2011 per la costruzione e il trasferimento nei nuovi locali aziendali, debiti che superavano di gran lunga la soglia di € 500.000 complessivi.
Tali debiti, contratti con istituti bancari e aggravati da pendenze erariali, hanno portato all’avvio di una procedura esecutiva immobiliare sul compendio aziendale.
Per salvaguardare l’attività e il patrimonio, la titolare dell’azienda, assistita dal nostro Studio, ha depositando una domanda di concordato preventivo nel giugno 2024.
Questa strategia ha avuto l’obiettivo primario di bloccare le azioni esecutive individuali e proporre un piano di ristrutturazione del debito basato sulla continuità aziendale (tramite l’attività di bar e l’integrazione di servizi di ristorazione/B&B) e sulla parziale liquidazione di beni non strategici.
Durante la procedura, il Tribunale ha concesso proroghe per il perfezionamento del piano e ha nominato un Commissario Giudiziale per vigilare sulla fattibilità della proposta.
RISULTATO COMPLESSIVO
L’azione legale e la gestione della procedura concorsuale hanno permesso di raggiungere i seguenti risultati rilevanti:
Sospensione della procedura esecutiva: Il risultato più immediato e significativo è stato l’ottenimento della misura protettiva che ha sospeso l’esecuzione immobiliare pendente sul patrimonio della ditta, impedendo la vendita all’asta dei beni.
Continuità aziendale garantita: La procedura ha permesso alla titolare di proseguire l’attività lavorativa, evitando la chiusura immediata che avrebbe comportato la perdita dell’avviamento e dei flussi finanziari necessari al sostentamento e al rimborso dei creditori.
Proroga dei termini: Il Tribunale ha accolto le istanze di proroga, concedendo il tempo necessario per individuare potenziali investitori interessati ai cespiti immobiliari e per affinare il piano industriale.
Ristrutturazione del debito erariale e bancario: La proposta concordataria ha previsto un piano di rientro pluriennale con percentuali di soddisfacimento differenziate per classi di creditori, risultando più vantaggiosa per i creditori rispetto alla pura liquidazione giudiziale.
Protezione del patrimonio personale: Attraverso la proposta di concordato, si è cercato di evitare il passaggio alla liquidazione giudiziale (ex fallimento), limitando gli effetti devastanti sul patrimonio complessivo della titolare.
Manifestazioni d’interesse: Durante le udienze, è stata formalizzata l’esistenza di soggetti interessati all’acquisto di parte del compendio immobiliare, elemento fondamentale per garantire la liquidità prevista dal piano.
SCARICA – Provvedimento di trasmissione Concordato Preventivo alla sezione Immobiliare
CRISI D'IMPRESA: Sospesa Asta giudiziaria 5 giorni prima della vendita
Inquadramento della vicenda
Imprenditrice con un debito complessivo di circa 700.000 euro aveva già perso la propria abitazione a causa di una vendita giudiziaria.
Ora sarebbe stato il turno del locale commerciale ove la donna svolgeva la propria attività, per il quale era già stata fissata l’asta giudiziaria.
Con ricorso del nostro Studio, la commerciante contestava la legittimazione attiva delle Banche creditrici, in quanto non erano iscritte nell’albo previsto dall’art. 106 del Testo Unico Bancario.
Con sentenza allegata, il Tribunale di Varese ha sospeso la vendita dell’immobile appena 5 giorni prima dell’asta già fissata, dando ragione alle nostre eccezioni.
RISULTATO COMPLESSIVO:
- Sospensione della procedura esecutiva.
- Blocco dell’asta giudiziaria.
- Mancata realizzazione della vendita del bene di proprietà della debitrice.


BANCARIO: Revocato Decreto ingiuntivo. Debito dimezzato. Banca condannata.
Inquadramento della vicenda
Un pensionato INPS si è trovato in una situazione di grave difficoltà economica a causa di un finanziamento non interamente pagato. Il credito era stato ceduto a una società terza che, nel gennaio 2022, aveva notificato un decreto ingiuntivo per il recupero di circa € 18.552,42, oltre a interessi e spese legali.
A causa di tale debito, l’uomo rischiava di vedersi pignorare la casa di abitazione di sua proprietà, nella quale viveva.
Nonostante il pessimismo iniziale, il debitore si è rivolto al nostro Studio legale.
Sulla base dell’analisi tecnica dei documenti bancari, abbiamo riscontrato anomalie nel calcolo dell’indice sintetico di costo e l’applicazione di tassi (TAN e TAEG) diversi da quelli pattuiti contrattualmente. Questo ha permesso di avviare un giudizio di opposizione durato oltre tre anni, durante i quali ogni azione esecutiva (come il pignoramento della casa o della pensione) è rimasta sospesa.
RISULTATO COMPLESSIVO:
- Revoca del Decreto Ingiuntivo: Il Tribunale di Lecce, con sentenza di marzo 2025, ha annullato il decreto ingiuntivo originariamente notificato dalla finanziaria.
- Sospensione delle azioni esecutive: Per l’intera durata della causa (oltre 3 anni), la finanziaria non ha potuto procedere con pignoramenti o atti precettivi.
- Riduzione drastica del debito: Il debito è stato ricalcolato e ridotto da oltre € 18.500 a soli € 7.366,16.
- Risparmio economico rilevante: Il cliente ha dunque ottenuto un risparmio superiore a € 11.000,00 rispetto alla pretesa iniziale della banca.
- Spese legali a carico della controparte: Il Giudice ha condannato la società finanziaria al pagamento delle spese di lite e delle spese per il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU).
- Tutela del patrimonio: Grazie all’opposizione corretta e tempestiva, è stata impedita la cristallizzazione di un debito che avrebbe portato al pignoramento dei beni del consumatore



BANCARIO: Revocato Decreto ingiuntivo. Ridotto debito per € 13.300. Banca Condannata.
Inquadramento della vicenda
A causa di un finanziamento non pagato, un nostro cliente riceveva dalla Finanziaria un decreto ingiuntivo per oltre 19.000 euro, comprensivi di capitale, interessi e spese.
Abbiamo quindi proposto opposizione al decreto contestando l’eccessività delle somme richieste.
Attraverso una perizia econometrica, sono state infatti riscontrate gravi anomalie contrattuali: la finanziaria aveva omesso di inserire nel calcolo del TAEG i costi della polizza assicurativa (considerata dal Giudice “obbligatoria” nei fatti) e altre spese, applicando così un tasso effettivo molto più alto di quello pattuito.
Il Tribunale di Lecce, con la sentenza n. 3017 del 28 ottobre 2025, ha accolto l’opposizione, sanzionando la banca per la violazione del Testo Unico Bancario.
RISULTATO COMPLESSIVO:
Revoca del decreto ingiuntivo emesso originariamente per circa 19.000 euro.
Abbattimento del debito complessivo a soli 5.643,94 euro e conseguente risparmio di circa € 13.300,00.
Ricalcolo degli interessi mediante l’applicazione del tasso tecnico dei BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) in sostituzione di quello contrattuale nullo.
Accertamento di anomalie contrattuali legate all’errata indicazione del TAEG e all’omessa inclusione dei costi assicurativi obbligatori.
Condanna della banca al pagamento delle spese legali in favore del legale del cittadino, liquidate in 3.300 euro oltre accessori di legge.
Spese di CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) a carico dell’istituto di credito, “punito” per aver richiesto somme eccessive.






SOVRAINDEBITAMENTO: Piano del consumatore e blocco del pignoramento immobiliare
Inquadramento della vicenda
La nostra Assistita aveva subito un pignoramento immobiliare a causa del quale gli immobili di proprietà erano stati avviati alla vendita giudiziaria.
Per far fronte a questa emergenza, la debitrice si è rivolta al nostro Studio.
La strategia legale ha previsto l’avvio di una procedura di Piano di Ristrutturazione dei Debiti del Consumatore (PRDC).
Grazie a questo intervento, il Tribunale di Lecce ha disposto l’apertura della procedura, riconoscendo la meritevolezza della debitrice e ordinando la sospensione delle procedure esecutive pendenti.
Tale provvedimento ha permesso di bloccare la vendita forzata dell’immobile e di avviare un piano di rientro sostenibile, basato sulla reale capacità reddituale della nostra Cliente, salvaguardando così il suo patrimonio e la sua stabilità economica.
RISULTATO COMPLESSIVO:
Sospensione delle procedure esecutive: il Giudice ha ordinato il blocco di ogni azione esecutiva o cautelare sul patrimonio della debitrice, impedendo la prosecuzione del pignoramento immobiliare.
Messa in sicurezza del patrimonio: è stata evitata la vendita all’asta della casa di abitazione, garantendo la conservazione della proprietà in capo alla debitrice.
Riconoscimento della meritevolezza: il Tribunale ha accertato l’assenza di colpa grave o frode nella formazione del debito, requisito fondamentale per l’accesso ai benefici del Piano di Ristrutturazione.
Sostenibilità del debito: il piano prevede il pagamento dei debiti attraverso rate commisurate alla reale capacità economica della lavoratrice, previa deduzione di quanto necessario per il mantenimento dignitoso della famiglia.
Interruzione dell’accumulo di interessi: con l’apertura della procedura, è stata disposta la sospensione del decorso degli interessi convenzionali o moratori sui crediti chirografari.
Pianificazione a lungo termine: è stata stabilita una precisa tempistica per il soddisfacimento dei creditori (pari a 84 mesi), garantendo una via d’uscita definitiva dal sovraindebitamento.

CRISI D'IMPRESA: Bloccata vendita in asta (Misure protettive CCII)
Inquadramento della vicenda
Un proprietario di immobili si è trovato a gestire una fase estremamente critica a causa di un’azione esecutiva immobiliare già in fase avanzata, con i propri beni messi all’asta.
Per neutralizzare il rischio di perdere definitivamente il patrimonio, l’interessato ha richiesto l’assistenza del nostro Studio.
L’azione legale intrapresa dall’avvocato Antonio Maria Manco ha puntato sull’attivazione delle misure protettive proviste dal Codice della Crisi.
L’iniziativa ha avuto successo: il Tribunale di Lecce ha validato l’istanza, confermando la condotta meritevole del ricorrente e decretando l’immediato stop a tutte le attività esecutive.
Questo fondamentale provvedimento ha scongiurato la vendita giudiziaria, dando vita a una strategia di rimborso calibrata sulle entrate mensili effettive del cliente, garantendone così la serenità finanziaria e l’integrità del patrimonio.
RISULTATO COMPLESSIVO:
Blocco giudiziario delle vendite: il Magistrato ha imposto l’arresto di ogni iniziativa forzata o cautelare, interrompendo di fatto il pignoramento degli immobili.
Protezione dell’abitazione: l’intervento ha impedito l’aggiudicazione coattiva degli immobili, permettendo al proprietario di mantenere il pieno possesso dei beni.
Validazione della condotta: il Tribunale ha formalmente riconosciuto che il debito non è stato causato da dolo o colpa grave, permettendo l’accesso alle tutele previste per il sovraindebitamento.
Pianificazione su misura: il rientro del debito è stato strutturato con versamenti mensili sostenibili, calcolati sottraendo dal reddito le somme indispensabili per una vita dignitosa del nucleo familiare.
Stop agli interessi: l’avvio formale della pratica ha cristallizzato il debito, bloccando l’ulteriore maturazione di interessi di mora o convenzionali per i creditori non garantiti.
Orizzonte temporale certo: è stato definito un cronoprogramma di 7 anni per l’estinzione delle pendenze, offrendo una soluzione definitiva per il riequilibrio economico del cliente.

CRISI D'IMPRESA: Estinta procedura di Liquidazione Giudiziale. Liberati i soci. Scongiurate indagini fallimentari
Inquadramento della vicenda
Una Società nostra Cliente si è trovata ad affrontare una situazione di estrema criticità quando ha ricevuto un ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale (ex fallimento) a suo carico.
L’istanza si basava su un’esposizione debitoria rilevante, derivante da diverse linee di credito (conti correnti, anticipi fatture e finanziamenti) originariamente contratte con un’importante Istituto bancario italiano.
L’attività difensiva dello Studio è stata improntata su una duplice strategia: da un lato, l’analisi tecnica della situazione contabile e societaria per valutare i rischi di responsabilità dei soci; dall’altro, l’avvio di una serrata trattativa stragiudiziale con il creditore istante.
Grazie a una mirata attività di negoziazione, è stata formulata una proposta transattiva che ha permesso di comporre il contenzioso in tempi rapidissimi, evitando alla società le conseguenze devastanti della liquidazione giudiziale e garantendo la chiusura definitiva di ogni pendenza anche nei confronti dei fideiussori.
RISULTATO COMPLESSIVO:
Estinzione della procedura di liquidazione giudiziale: a seguito dell’accordo raggiunto, il creditore ha depositato formale desistenza, portando il Tribunale di Lecce a dichiarare l’estinzione del procedimento in data 21 ottobre 2024.
Abbattimento del debito: la posizione debitoria complessiva è stata definita mediante il pagamento della somma omnicomprensiva di € 100.000,00, a fronte di una pretesa creditoria originaria decisamente superiore.
Dilazione del pagamento: l’accordo ha previsto una modalità di rientro sostenibile, con il versamento di una prima tranche di € 50.000,00 e la restante parte suddivisa in 10 rate mensili da € 5.000,00 ciascuna.
Esdebitazione dei fideiussori: l’efficacia della transazione è stata estesa espressamente ai garanti, liberandoli da ogni futura pretesa da parte del creditore.
Tutela della continuità e dei soci: l’attività difensiva ha permesso di evitare le indagini fallimentari sui bilanci e sulle responsabilità degli organi sociali, mettendo in sicurezza il patrimonio personale del socio unico.
Efficacia dell’azione negoziale: il risultato è stato ottenuto attraverso una precisa scelta strategica di non costituzione in giudizio, volta a favorire la soluzione transattiva e a impedire l’aggravamento della posizione processuale della società.

SOVRAINDEBITAMENTO: Bloccato pignoramento immobiliare (opposizione 615 cpc + misure protettive CCII)
Inquadramento della vicenda
La stabilità patrimoniale di un nostro Cliente era seriamente compromessa da una procedura di pignoramento immobiliare promossa da una società creditrice.
L’azione esecutiva, basata su un consistente debito derivante da un mutuo fondiario, aveva già portato gli immobili di proprietà del Cliente sulla soglia della vendita in asta giudiziaria.
Di fronte a tale urgenza, la strategia difensiva si è mossa su un doppio binario: da un lato l’opposizione formale all’esecuzione (ex artt. 615 e 617 c.p.c.) per contestare la regolarità del credito e il superamento del limite di finanziabilità; dall’altro, l’attivazione tempestiva degli strumenti offerti dal Codice della Crisi (CCII).
Il Ricorso finalizzato alla ristrutturazione del debito complessivo, depositato presso il Tribunale di Lecce, ha rappresentato la chiave di volta del caso.
Il Giudice Delegato, accertata la fattibilità del piano a fronte di un’esposizione debitoria di circa 400.000 euro, ha disposto l’apertura della procedura.
Questo intervento ha permesso non solo di paralizzare il pignoramento in corso, ma di trasformare una situazione di insolvenza irreversibile in un percorso di rientro ordinato, salvaguardando il diritto all’abitazione del cliente e gli altri beni immobili di proprietà.
RISULTATO COMPLESSIVO:
Declaratoria di improcedibilità del pignoramento: l’azione legale ha ottenuto il blocco definitivo della procedura esecutiva, neutralizzando il tentativo di vendita forzata da parte del creditore.
Messa in sicurezza degli immobili: grazie all’applicazione delle misure protettive, il patrimonio immobiliare è stato sottratto al circuito delle aste giudiziarie, garantendone la conservazione in capo al debitore.
Certificazione della meritevolezza: il Tribunale ha formalmente validato il profilo della cliente, escludendo la colpa grave nella genesi del sovraindebitamento e aprendo la strada ai benefici di legge.
Rateizzazione decennale e sostenibilità: il piano approvato prevede un orizzonte di soddisfacimento dei creditori esteso su un arco temporale di circa 9 anni, con rate mensili tarate sulle reali disponibilità del debitore e del suo nucleo familiare.
Cristallizzazione del passivo: con l’apertura del Piano di Risanamento, è stato imposto il divieto di acquisire nuovi diritti di prelazione e la sospensione del calcolo di interessi ulteriori, bloccando l’erosione del reddito della cliente.
Efficacia dell’opposizione legale: l’integrazione tra difesa processuale (opposizione al precetto) e strumenti concorsuali ha garantito una tutela a 360 gradi, risolvendo una crisi che appariva senza via d’uscita.

BANCARIO: Stralciato Mutuo ipotecario. Risparmiati € 27.000. Estinta ipoteca della Banca.
Inquadramento della vicenda
Il nostro Assistito (soggetto inabile e sottoposto ad Amministrazione di Sostegno) risultava gravemente esposto nei confronti del ceto bancario a causa di garanzie reali (ipoteche sulla casa di abitazione) e personali (fidejussioni) prestate in favore della società amministrata dal figlio.
La situazione era critica: il debito complessivo verso la banca ammontava a circa € 109.854,58 , con il rischio concreto di un pignoramento immobiliare sulla casa di proprietà (sita in Ravenna). Una vendita forzata avrebbe comportato la perdita definitiva del bene e una sicura lievitazione dei costi procedurali.
Per salvaguardare il patrimonio e gli interessi dell’amministrato, l’amministratrice di sostegno, assistita dall’Avv. Antonio Manco, ha intrapreso un complesso percorso volto a:
Ottenere autorizzazioni giudiziali per la vendita della quota dell’immobile appartenente al beneficiario.
Negoziare un accordo a “saldo e stralcio” con la banca.
Risolvere ostacoli tecnici, come lo scioglimento della comunione legale sul bene tra i coniugi al fine di rendere vendibile la singola quota.
Il percorso si è concluso con successo nell’ottobre 2025, garantendo l’estinzione totale dei debiti e la salvaguardia del patrimonio del debitore.
RISULTATO COMPLESSIVO
Di seguito i risultati più rilevanti ottenuti attraverso l’operazione:
Abbattimento del Debito (Vantaggio Economico): È stata ottenuta la chiusura della posizione debitoria, pari a oltre € 109.000,00 , mediante il pagamento transattivo di € 85.000,00. Ciò ha comportato un risparmio immediato sulla sorte capitale e l’abbattimento totale degli interessi maturati. Da notare che sull’immobile era presente ipoteca di primo grado della banca.
Quietanza di Saldo e Stralcio: In data 23/10/2025, la società creditrice ha rilasciato quietanza di pieno e totale saldo, dichiarando di non aver più nulla a pretendere né dalla società debitrice principale né dai Fidujussori.
Cancellazione delle Ipotecate: L’accordo ha previsto l’avvio delle procedure per la cancellazione dell’ipoteca iscritta presso la Conservatoria dei RRII di Ravenna.
Riabilitazione Creditizia: È stata disposta la cessazione delle segnalazioni negative presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, permettendo il ripristino del profilo di affidabilità creditizia dei soggetti coinvolti.
Conservazione del Diritto di Abitazione: L’operazione ha permesso al nostro Assistito di mantenere il diritto di abitazione sull’immobile, garantendogli la possibilità di tornare a vivere nella propria casa qualora dovesse lasciare la struttura di riposo.
Superamento di Complessità Giuridiche: È stato risolto l’impedimento tecnico del regime di comunione legale dei beni tra i coniugi, ottenendo l’autorizzazione allo scioglimento della stessa per procedere alla vendita della quota.
Protezione del Patrimonio Familiare: Attraverso l’acquisto della nuda proprietà da parte di un parente, si è evitato che l’immobile finisse all’asta, mantenendo il bene all’interno del nucleo familiare.

TRIBUTARIO: Annullato accertamento fiscale. Cancellati € 119.000 richiesti da Agenzia Entrate.
Inquadramento della vicenda
Un nostro Assistito veniva raggiunto da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate di Lecce: a suo carico veniva richiesta la somma complessiva di € 119.000 euro tra imposte (IRES, IRAP, IVA), sanzioni e interessi.
L’Agenzia delle Entrate contestava al nostro Cliente di essere stato il legale rappresentante di un’Associazione Sportiva Dilettantistica che aveva omesso la dichiarazione di redditi per l’anno d’imposta 2017, per un importo complessivo di circa 119.000 euro tra imposte (IRES, IRAP, IVA), sanzioni e interessi.
L’Agenzia aveva individuato nel nostro Cliente uno dei responsabili solidali del debito, ritenendo che avesse ricoperto la carica di legale rappresentante di un’Associazione Sportiva Dilettantistica.
Nonostante le contestazioni del contribuente, che sosteneva di non aver mai avuto ruoli gestori nel 2017, la Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Lecce aveva inizialmente rigettato il ricorso nel maggio 2024, confermando la pretesa del Fisco. La decisione si basava principalmente su verbali di contraddittorio in cui la posizione dell’Assistito non era apparsa chiaramente distinta da quella di altri dirigenti.
RISULTATO COMPLESSIVO:
A seguito del nostro appello, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia ha ribaltato il verdetto con la sentenza n. 2516/2025, depositata il 18 agosto 2025. I risultati più rilevanti sono:
Annullamento totale della pretesa: La Corte ha accolto l’appello del contribuente, annullando integralmente l’avviso di accertamento nei suoi confronti per difetto di legittimazione passiva.
Accertamento dell’estraneità ai fatti: È stato provato, tramite i registri della Lega Nazionale Dilettanti, che nel 2017 il nostro Cliente non rivestiva alcuna carica di rappresentanza o gestione, smentendo così le presunzioni dell’Ufficio.
Affermazione di un principio di diritto: La sentenza ha chiarito che la responsabilità solidale dei dirigenti di associazioni non riconosciute richiede una prova certa dell’attività gestionale effettiva e non può basarsi su semplici deduzioni o silenzi durante la fase amministrativa.
Condanna alle spese: L’Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese di lite.
Cancellazione del debito di 118.978,58 euro: Il contribuente è stato liberato definitivamente dall’obbligo di corrispondere l’ingente somma originariamente richiesta.

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Domande e risposte:
Cos'è il sovraindebitamento e come funziona
Cos'è la Crisi d'impresa e come risolverla
Cos’è la crisi d’impresa?
La crisi d’impresa è una condizione strutturale che colpisce numerosi imprenditori e liberi professionisti, manifestandosi come un’incapacità di far fronte agli impegni finanziari, fiscali e, in generale, economici.
Si presenta tipicamente attraverso segnali critici come:
Pendenze fiscali e contributive: Debiti consistenti con l’Agenzia delle Entrate e DURC compromesso.
Pressioni bancarie: Minacce di chiusura dei conti o revoca degli affidamenti per mancanza di affidabilità.
Azioni esecutive: Pignoramenti dei conti aziendali, atti giudiziari da parte di creditori o istanze di liquidazione giudiziale (fallimento).
Rischio patrimoniale e penale: Il pericolo di perdere il patrimonio personale e di incorrere in responsabilità penali per bancarotta.
Come risolvere la Crisi d’impresa
La crisi può essere gestita e risolta attraverso l’uso di strumenti legali specifici che permettono di risanare l’azienda, a patto che ci sia impegno da parte dell’imprenditore e il supporto di professionisti esperti.
Le principali strategie di risoluzione includono:
1. Protezione del patrimonio e continuità
Misure protettive: Bloccare pignoramenti, aste giudiziarie e atti esecutivi per evitare la chiusura immediata dell’attività.
Preservazione dei rapporti: Gestire la crisi per mantenere e migliorare le relazioni con banche, fornitori e investitori.
2. Strumenti di regolazione del debito
Transazioni fiscali e contributive: Permettono di ridurre il debito verso l’erario in modo molto importante (anche fino al 90% e a volte oltre).
Composizione negoziata della crisi: Un percorso agevolato presso la Camera di Commercio per risanare i debiti aziendali.
Accordi di ristrutturazione e Piani di risanamento omologati (PRO): Soluzioni per rinegoziare i debiti con i creditori su basi sostenibili.
3. Procedure concorsuali alternative al fallimento
Concordato preventivo e Concordato minore: Strumenti mirati a salvare l’azienda dalla liquidazione giudiziale, permettendo la prosecuzione dell’attività e la pulizia dei debiti pregressi.
In sintesi: Risolvere la crisi d’impresa significa passare da una situazione di “aggressione” da parte dei creditori a una fase di pianificazione su nuove basi, utilizzando la legge per abbattere i debiti, proteggere i beni e riprogettare il futuro aziendale per tornare a essere competitivi.
Quando, come e perché impugnare gli atti tributari
Quando è importante impugnare un atto tributario
Il fattore critico è il tempo. Dalla data di notifica di un avviso di accertamento (Agenzia delle Entrate/Dogane) o di una cartella di pagamento (Riscossione), hai a disposizione un termine perentorio di 60 giorni per presentare ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia Tributaria.
Decorso il termine: Se non agisci entro 60 giorni, il debito diventa definitivo e non più contestabile, esponendo l’azienda a pignoramenti, fermi amministrativi o ipoteche.
Segnali di allarme: È opportuno valutare l’impugnazione quando si ricevono accertamenti per importi elevati, cartelle esattoriali illegittime o quando il DURC aziendale è a rischio.
Come decidere se impugnare l’atto tributario
L’opposizione non è un processo automatico e richiede una strategia professionale complessa che si articola in diverse fasi:
Analisi Tecnica: Verifica dei vizi formali e sostanziali dell’atto e valutazione dei motivi di impugnazione.
Valutazione Costi-Benefici: Analisi dei rischi, dei costi legali e delle probabilità di successo prima di iniziare il giudizio.
Inversione dell’onere della prova: Nel processo tributario è il contribuente a dover dimostrare la propria “innocenza”, il che rende indispensabile una difesa tecnica estremamente preparata.
Orizzonte temporale: Un ricorso può attraversare tre gradi di giudizio e durare 10 anni o più.
Perché conviene (o non conviene) impugnare un atto tributario
L’impugnazione non è sempre la strada migliore. La scelta deve dipendere da una visione d’insieme che consideri anche le alternative moderne.
Perché impugnare:
Per bloccare atti esecutivi (pignoramenti e sequestri) che potrebbero far fallire l’azienda.
Per contestare pretese fiscali infondate o errori dell’Amministrazione Finanziaria.
Per evitare conseguenze di tipo penale (reati tributari) nei casi più gravi.
Perché valutare le alternative (Soluzioni Transattive):
Il contenzioso lungo e incerto non è l’unica via. Spesso conviene orientarsi verso:
Transazioni fiscali: Accordi con il Fisco per ridurre il debito in modo rapido ed efficiente.
Strumenti della Crisi d’Impresa: Soluzioni innovative che permettono il risanamento del debito senza passare anni in tribunale.
Mediazione: Risolvere il problema in modo più economico e con garanzia di risultato rispetto a una sentenza incerta.
IMPORTANTE: Non affidarti a un approccio “vecchio stampo” focalizzato solo sul tribunale. La soluzione più efficace oggi è quella che combina la difesa legale con la capacità di negoziare accordi transattivi con l’Agenzia delle Entrate
Come funziona la Transazione Fiscale
Che cos’è la Transazione Fiscale?
La transazione fiscale è uno strumento previsto dal Codice della Crisi che permette a un’impresa in difficoltà di raggiungere un accordo con il Fisco (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL) per risolvere il proprio debito tributario e contributivo in modo sostenibile, evitando il fallimento e il lungo contenzioso giudiziario.
Come funziona il procedimento?
Il percorso si articola in alcune fasi chiave basate su un approccio conciliativo:
Analisi Preliminare: Si effettua uno studio approfondito della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’azienda e degli atti tributari a suo carico.
Proposta di Piano di Risanamento: Si presenta ai creditori pubblici un piano che prevede il pagamento del debito in base alle effettive possibilità economiche dell’impresa.
Blocco delle Azioni Esecutive: Già in fase di avvio della procedura, è possibile richiedere la sospensione di pignoramenti, aste giudiziarie, ipoteche e fermi amministrativi.
Accordo o “Cram Down”: * Se il Fisco accetta, l’accordo viene formalizzato.
Se il Fisco oppone un rifiuto ingiustificato (ostruzionismo), il giudice può “imporre” l’accordo attraverso l’istituto del cram down, omologando la proposta se la ritiene più conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare.
Perché conviene? (I vantaggi principali)
La transazione fiscale non è un semplice “stralcio”, ma una strategia di rilancio aziendale che offre benefici immediati:
Riduzione del debito: È possibile abbattere il debito fiscale e contributivo fino al 90%, eliminando sanzioni e interessi che spesso rendono il debito inestinguibile.
Velocità ed Efficacia: Rispetto a una causa tributaria (che può durare oltre 10 anni), la transazione offre una soluzione rapida e certa.
Continuità Aziendale: Permette di regolarizzare il DURC, fondamentale per partecipare ad appalti e gare, e tutela la reputazione aziendale agli occhi di banche e fornitori.
Protezione Personale: Mette al riparo soci e amministratori da responsabilità patrimoniali personali e da rischi penali gravi, come l’accusa di bancarotta.
Pianificazione: Consente di riprogettare il futuro dell’impresa su basi solide e prevedibili, uscendo dal “vortice” del debito cronico.
In sintesi: Transazione vs Contenzioso
Contenzioso Tributario
Durata: Molto lunga (fino a 10 anni o più)
Costi: Elevati e incerti
Obiettivo: Contestare un singolo atto
Esito: Incerto (sentenza del giudice)
Debito: Riduzione eventuale su base legale
Transazione Fiscale
Durata: Rapida e definita
Costi: Alti ma assorbiti dal risanamento generale del debito
Obiettivo: Risanare l’intera esposizione debitoria
Esisto: Concordato (o imposto se conveniente – Cram Down)
Debito: Riduzione fino al 90% su base economica
Vantaggi e rischi dell'opposizione a decreto ingiuntivo
Quando conviene fare opposizione a decreto ingiuntivo
Ti conviene fare opposizione a decreto ingiuntivo quando:
- hai necessità di guadagnare tempo;
- vuoi creare le condizioni ottimali per avviare una trattativa e gestire al meglio un’operazione di saldo e stralcio con la Banca;
- hai motivi reali di contestazione del credito bancario.
Attenzione perché tutti e tre i suddetti motivi non si escludono a vicenda. Anzi, è altamente consigliabile evitare atti di opposizione per ragioni meramente dilatorie, che possono – se mal gestite – causare un aggravio dei costi e un peggioramento della situazione.
Il decreto ingiuntivo può essere bloccato?
Come difendere il Patrimonio in caso di debiti
Il principio cardine: la responsabilità patrimoniale
Secondo l’art. 2740 del Codice Civile, il debitore risponde dell’adempimento delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Questo significa che, in caso di debito, Banche e Fisco possono aggredire non solo gli immobili ipotecati, ma l’intero patrimonio personale e aziendale.
Le “false tutele” e i rischi delle soluzioni “furbe”
Esistono strumenti classici spesso presentati come “miracolosi”, ma che presentano forti criticità se usati in modo improprio:
Strumenti comuni: Fondi patrimoniali, Trust, Polizze vita, Holding familiari, Donazioni.
Il rischio della Revocatoria: Se questi atti vengono compiuti con il solo scopo di sottrarre beni ai creditori (in frode ai creditori), possono essere dichiarati inefficaci.
Conseguenze penali: Operazioni troppo spregiudicate possono portare ad accuse gravi, come la bancarotta o la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
Come difendere il patrimonio legalmente
La difesa non si attua con “trucchi”, ma attraverso una pianificazione professionale che sfrutta gli strumenti previsti dalla legge (Codice della Crisi).
Per i Consumatori (debiti non legati all’impresa)
È possibile ricorrere alle procedure di sovraindebitamento per:
Chiedere la sospensione dei pignoramenti su stipendio, conti correnti e casa.
Conservare i propri beni a patto di garantire ai creditori un pagamento non inferiore a quello che otterrebbero dalla vendita forzata dei beni stessi.
Per le Imprese e i Professionisti
La tutela del patrimonio passa per il risanamento del debito:
Accordi e Concordati: Utilizzare strumenti come il concordato preventivo o gli accordi di ristrutturazione per blindare i beni aziendali ed evitare la liquidazione giudiziale.
Transazioni Fiscali: Ridurre il debito tributario per evitare che la Riscossione aggredisca i beni personali di soci e amministratori (particolarmente esposti nelle SRL a “ristretta base partecipativa”).
Strumenti di “blindatura” preventiva del patrimonio
Quando la situazione debitoria non è ancora compromessa, è possibile pianificare negozi giuridici per razionalizzare e proteggere la ricchezza:
Donazioni e Successioni: Programmate correttamente per evitare liti ereditarie e future azioni revocatorie.
Fondi Patrimoniali e Trust: Utili per segregare i beni destinandoli a bisogni familiari, purché predisposti prima che sorgano i debiti.
Polizze Vita e Holding: Per separare il rischio d’impresa dal patrimonio personale.
In sintesi: Qual è il metodo corretto?
Per difendere davvero il patrimonio occorre:
Analisi dei rischi: Valutare le garanzie già prestate (es. fideiussioni personali).
Scelta dello strumento: Identificare se sia meglio un atto di segregazione (Trust/Fondo) o una procedura di risanamento (Codice della Crisi).
Tempestività: Agire prima che le azioni esecutive (pignoramenti e aste) diventino irreversibili.
Quali risultati puoi ottenere facendo opposizione?
Un opposizione a decreto ingiuntivo ben fatta può normalmente puntare ai seguenti risultati:
- sospende l’esecutività del decreto ingiuntivo per la durata del giudizio (2-3 anni). In tale periodo la Banca non può procedere esecutivamente.
- accresce sensibilmente le possibilità di raggiungere un accordo transattivo finalizzato al saldo e stralcio del debito bancario;
- consente di contestare la sussistenza e/o l’ammontare effettivo del debito preteso dalla Banca. In molti casi è possibile dimostrare che le somme pretese sono eccessive e, nelle ipotesi migliori, è possibile annullare il debito.
Prima di avviare un giudizio di opposizione è sempre opportuno dotarsi di una adeguata perizia econometrica, senza la quale è molto difficile raggiungere i suddetti obiettivi e, anzi, si rischia di peggiorare la situazione.
Perché è rischioso difenderti senza una perizia econometrica?
Pignoramenti ed esecuzioni forzate. Come puoi difenderti?
Può accadere che il decreto ingiuntivo sia già definitivo perché non hai saputo opporlo per tempo.
Oppure può succedere che la Banca proceda senza passare dal decreto ingiuntivo, come avviene nel caso di crediti basati su Mutui fondiari o ipotecari.
In tali casi è possibile, per un consumatore o un imprenditore, difendersi?
La risposta è sì, ma le fattispecie possono essere molto varie.
In alcuni casi è possibile procedere con opposizione tardiva del decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 650 c.p.c.
In altri casi si può formulare opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. o agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c.
In altri casi ancora (sovraindebitamento e crisi d’impresa) si può ricorrere agli strumenti previsti dal Codice della Crisi e dell’insolvenza ed invocare l’applicazione delle misure protettive del patrimonio.
Non esiste dunque un unico percorso ma, di volta in volta, è necessario stabilire la strategia legale che meglio si adatta al caso concreto.
Quando accedere alla legge sul sovraindebitamento è un errore
- Quando sei particolarmente patrimonializzato;
- Quando hai rinunciato ad un’eredità in tuo favore negli ultimi 5 anni;
- Quando hai venduto o donato beni negli ultimi 5 anni;
- Quando potresti essere chiamato all’eredità nei prossimi 3 anni;
- Quando hai fatto spese superflue o ingiustificate che hanno causato (o contribuito a causare) il tuo stato di grave indebitamento;
- Quando ti sei indebitato oltre le tue possibilità in modo consapevole;
- In caso di indimostrabilità circa l’uso del denaro;
- Quando i tuoi debiti dipendono da sanzioni amministrative, multe o ammende;
- Quando sei indebitato ma non oggettivamente sovraindebitato;
- Quando hai nascosto dati rilevanti alla Banca o hai falsificato documenti come dichiarazioni dei redditi, banche dati, ecc..
In tutti questi casi (e in molti altri difficilmente riassumibili) scegliere di procedere sulla base del Codice della Crisi potrebbe essere un azzardo ed economicamente controproducente.
Il saldo e stralcio bancario. Come funziona
Il “saldo e stralcio” è un accordo tra il debitore e il creditore (la banca) in base al quale il primo paga al secondo una somma inferiore rispetto al debito originario. Ciò comporta la liberazione del debitore e l’estinzione dell’obbligazione.
Ma perché la banca o la finanziaria dovrebbe accettare un pagamento più basso del dovuto?
I motivi possono essere diversi; i principali sono:
- Scarsa solvibilità del debitore;
- Rischi interni alla banca derivanti dai crediti incagliati;
- Rischio di una procedura di sovraindebitamento;
- Anomalie del credito;
- Possibili contestazioni da parte del debitore.
In teoria, il saldo e stralcio può essere chiesto ogni volta che vi sia un debito scaduto nei confronti di una banca o di una finanziaria.
Il S/S consente di evitare azioni esecutive da parte del creditore, pignoramenti e il lievitare di interessi di mora e spese.
Ovviamente non sempre può essere utilizzato.
Il saldo e stralcio è una scelta impossibile ad esempio nei seguenti casi:
- Il debitore non ha la possibilità di fare una proposta economica soddisfacente;
- La banca ritiene, a torto o a ragione, di poter recuperare facilmente il proprio credito;
- La proposta di saldo e stralcio è poco convincente o non ben documentata.
Pertanto, prima di formulare una proposta, è necessario analizzare attentamente la situazione generale del debitore, da un punto di vista patrimoniale, lavorativo, famigliare, ecc.
In molti casi, infatti, la banca va “convinta” circa la convenienza della proposta anche dal suo punto di vista.
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