Prestiti bancari alle imprese: perché li negano e come ottenerli

Le banche non prestano denaro alle imprese? Non proprio…

No, non è vero che le banche non prestano denaro agli imprenditori.

Gli istituti di credito sono chiusi semmai rispetto a quei progetti aziendali che appaiono insostenibili, confusi o non abbastanza documentati.

In concreto questo avviene quando ad esempio la contabilità dell’impresa è tenuta in maniera “fantasiosa” e non trasparente. Oppure quando i contratti con i dipendenti appaiono più un capestro che altro.

Inoltre, troppe aziende sono afflitte (proprio così: afflitte) da entrate in nero e da magazzini gonfiati.

Le banche si accorgono di tutto questo e avvertono facilmente “puzza di bruciato” quando le cose non sono chiare.

In tale contesto di difficili rapporti con le banche, gli imprenditori commettono spesso degli errori, talvolta fatali, che comportano costi esorbitanti e una cattiva gestione del denaro e degli investimenti.

Proviamo quindi a svolgere una breve sintesi di tali errori, ma anche delle possibili opportunità nascoste.

L’errore di fare eccessivo affidamento sugli affidamenti in conto corrente

Cosa fai, dunque, come imprenditore, se non riesci a farti finanziare dalla tua banca (e magari neppure ci provi)?

Nella gran parte dei casi, per ottenere la liquidità utile a far funzionare la tua impresa, è probabile che tu utilizzi il conto corrente e l’affidamento bancario concesso dalla banca come se fossero un salvadanaio aziendale, dal quale pescare le risorse economiche di volta in volta necessarie.

Apparentemente è questa la scelta più comoda e naturale: di solito non comporta eccessiva burocrazia né sono richieste particolari garanzie personali. Si tratta però, molto spesso, di un errore che nel tempo può comportare costi elevati per l’impresa, a causa di interessi alti e commissioni bancarie importanti.

Inoltre, basarsi eccessivamente sugli affidamenti bancari rende difficile per l’imprenditore conoscere in anticipo il costo del denaro utilizzato e non consente di pianificare in maniera corretta gli investimenti.

Infine, se per qualunque motivo la banca ti chiede di rientrare velocemente all’interno dell’affidamento, ti potresti ritrovare, quasi senza preavviso, sprovvisto di coperture finanziarie e con un debito potenzialmente insostenibile.

L’errore di affidarti a finanziamenti pubblici senza una vera strategia

Oltre a quanto detto riguardo all’utilizzo errato di conti correnti e affidamenti bancari, potresti inoltre essere tentato di rivolgerti a finanziamenti pubblici di varia natura (Titolo II, Microcredito, PIA, MiniPIA, ecc.).

Nulla in contrario rispetto a tali forme di finanziamento, che in determinati contesti possono essere certamente molto utili. Tuttavia potresti rivolgerti a tali soluzioni con eccessiva leggerezza e senza una vera strategia e pianificazione. Di sicuro non saresti l’unico a commettere tale errore, essendo questo piuttosto diffuso.

Sfortunatamente è infatti alquanto diffuso il malcostume di alcuni consulenti che invogliano i propri clienti ad accedere alla finanza agevolata in maniera acritica e senza un’adeguata valutazione delle possibili conseguenze.

Magari perché allettato dalla promessa di denaro a fondo perduto e interessi vantaggiosi, potresti dunque andare incontro a problemi complessi e delicati. Innanzitutto, le somme che percepisci sono destinate solo a specifici investimenti, prestabiliti al momento del bando. In altre parole, hai vincoli precisi e rigorosi riguardo all’uso del denaro che ti viene erogato.

Per tali ragioni, una volta acquisiti i fondi in questione, rimani “sotto osservazione” continua degli Enti preposti e sei tenuto a obblighi di rendicontazione particolarmente stringenti. In caso di errori nell’uso del denaro o nella rendicontazione possono poi scattare per te sanzioni gravi, quali l’obbligo di restituzione del denaro e conseguenze anche di tipo penale.

Infine devi essere consapevole che partecipare ad un bando per ottenere fondi pubblici comporta normalmente spese di consulenza che riducono, talvolta anche in maniera ragguardevole, l’effettivo vantaggio economico a cui aspiri.

Mutui bancari e leasing per le aziende: difficoltà e rischi

Esiste poi una terza possibilità: puoi ovviamente chiedere un mutuo bancario aziendale o un leasing per finanziare un determinato progetto o particolari esigenze aziendali. Sebbene questa dovrebbe costituire la norma per qualunque azienda che voglia effettuare investimenti, risulta, almeno in Italia, la scelta più difficile e trascurata.

In effetti è molto frequente sperimentare procedure farraginose, direttori di banca scettici e che non comprendono gli obiettivi imprenditoriali, funzionari miopi e ottusi che chiedono garanzie esagerate, come fideiussioni personali da parte dell’imprenditore o di suoi famigliari.

È vero dunque che le banche appaiono molto spesso diffidenti verso il mondo delle aziende e talvolta inadeguate rispetto alle esigenze imprenditoriali, quantomeno in Italia. Dal punto di vista degli istituti di credito è poi normalmente più comodo e anche redditizio concedere affidamenti bancari, per le ragioni già accennate.

Non è strano, pertanto, che gli imprenditori siano quasi “costretti” a finanziare le proprie attività in maniera antieconomica, con tutto quelle che ciò comporta.

Gli errori che gli imprenditori commettono quando richiedono finanziamenti aziendali

Esiste però anche un’altra verità: gli imprenditori si rivolgono agli istituti bancari troppo spesso in maniera impreparata e senza il supporto di un vero piano di business da proporre.

In effetti, come visto in premessa, le aziende si rivolgono troppo spesso alle banche con progetti aziendali non credibili, contabilità incerta e indicatori economici fragili e confusi.

In altri termini, le imprese (soprattutto quelle piccole e medie) non sono in grado di rassicurare gli istituti di credito circa la bontà degli investimenti proposti.

Quando mancano i professionisti in grado di “adeguare” le aziende per renderle finanziabili

Non è ovviamente solo colpa delle aziende, ma anche della grave carenza di professionisti che siano in grado non solo di formalizzare i progetti dell’imprenditore all’interno di un documento che sia convincente in base ai parametri richiesti dalle banche, ma anche di aiutare le imprese a fare chiarezza con se stesse riguardo a obiettivi, risorse e costi, secondo una pianificazione aziendale sufficientemente solida sul medio e lungo periodo.

In definitiva, molto si può fare per rendere le piccole e medie imprese del nostro Paese più forti e dunque ricettive rispetto al denaro necessario agli investimenti. Per farlo è però necessario migliorare i rapporti con le banche ma anche “aggiustare” le inefficienze interne delle aziende stesse, in modo da renderle più solide all’interno e trasparenti all’esterno.

Non è dunque più sufficiente essere amici del direttore della banca, o avere un’azienda “storica” per ottenere la liquidità che ti serve. Anche perché oramai le decisioni delle banche vengono assunte in maniera sempre più dirigistica e meno “locale”.

D’altra parte, dietro queste apparenti limitazioni vi sono opportunità decisive, soprattutto se consideri che molti tuoi concorrenti attraversano le stesse tue difficoltà. Muoversi per primi e nella giusta direzione può dunque fare la differenza fra il successo e il fallimento.

Articoli correlati