Le 5 domande da fare al professionista in caso di Sovraindebitamento

Una procedura di Sovraindebitamento non è una semplice pratica burocratica, ma può mettere in discussione tutto: patrimonio, famiglia, serenità personale e decisioni future. 

Ecco, quindi, i cinque quesiti “scomodi” da porre al professionista quando ti chiede di firmargli un incarico per gestire la tua situazione di sovraindebitamento.

Affrontare una procedura di sovraindebitamento è quasi sempre una “questione esistenziale” molto seria per chi la vive.

Tutto rischia di essere messo in discussione: patrimonio, famiglia, serenità personale e decisioni future. 

Non si tratta dunque di un passaggio facile, né di scelte da prendere alla leggera.

Un professionista davvero competente non si limita a raccogliere documenti e a calcolare le soglie di accesso. Scava nella tua storia economica, anticipa i rischi, ti mette di fronte alla realtà anche quando la realtà è scomoda. Ma non sempre è così. Troppo spesso i debitori arrivano davanti al giudice — o peggio, a metà procedura — scoprendo rischi di cui nessuno li aveva mai avvertiti.

Per questo, prima di firmare qualsiasi mandato, devi fare tu le domande giuste: queste cinque, in particolare. Le risposte che otterrai ti diranno molto su chi hai di fronte.

Domanda 1 — “Perché proprio questa procedura e non una soluzione diversa?”

È facile dire Sovraindebitamento ma, di fatto, le procedure esperibili sono diverse e non tutte vanno bene per chiunque.

Sfortunatamente, molte società “salva debiti” e anche molti professionisti scelgono con troppa leggerezza l’opzione della “liquidazione controllata”, che è appunto una – ma non l’unica – delle procedure stabilite dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza.

Quest’ultimo prevede anche strumenti alternativi — come il Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore e il Concordato minore — che consentono in molti casi di conservare in tutto o in parte il patrimonio, a partire dalla prima casa o dai beni aziendali.

Chiedi esplicitamente perché una di queste soluzioni non sia percorribile nel tuo caso. Se la risposta è «perché la liquidazione è più rapida» o «perché è la procedura più semplice da gestire», attenzione: la semplicità operativa del consulente non può diventare il criterio con cui si dispone del tuo patrimonio. Ogni procedura ha una logica, un costo e un impatto specifico sulla tua vita futura. Devi conoscere il perché della scelta, non solo la scelta.

Domanda 2 — “Cosa rischio di perdere concretamente? Casa, auto, redditi futuri? Esistono strumenti che mi consentono di risolvere il debito e conservare in tutto o in parte il patrimonio?”

La trasparenza deve essere totale e la risposta deve essere dettagliata, non generica. Nella liquidazione controllata non finisce solo ciò che possiedi nel momento dell’apertura della procedura: vi confluisce anche tutto ciò che sopravviene nei tre anni successivi — guadagni straordinari, rimborsi fiscali, eredità, donazioni ricevute.

Un professionista serio deve tracciarti una mappa precisa: da un lato, cosa è destinato ai creditori; dall’altro, cosa la legge ti garantisce per mantenere un tenore di vita dignitoso. Il Codice della crisi prevede che vengano escluse dalla liquidazione le somme necessarie al mantenimento del debitore e della sua famiglia, ma la definizione di “necessario” non è automatica: va costruita caso per caso. Se non ti viene prospettato questo scenario con numeri e concretezza, non stai ricevendo una consulenza, stai ricevendo una rassicurazione facile.

Attenzione perché poi non potrai lamentarti a cose fatte. Il professionista, o l’agenzia “salva debiti”, avranno comunque fatto il proprio lavoro, solo che a rimetterci sarai stato tu, forse per eccessiva leggerezza.

Domanda 3 — “Cosa succederà ai miei garanti? Saranno protetti dalla procedura o resteranno esposti?”

Questo è il punto dove si incrinano molte certezze. L’esdebitazione ottenuta dal debitore principale non si estende automaticamente ai fideiussori, ai coobbligati solidali, ai familiari che hanno prestato garanzie. Il giorno dopo l’apertura della tua procedura, i creditori possono tranquillamente rivolgersi a tuo padre, a tua moglie, al socio che ha firmato con te.

Chiedi al professionista di analizzare ogni singola garanzia esistente e di spiegarti, con chiarezza, quale sarà la posizione di ciascuno. Se minimizza il problema, se dice «vedremo», se rimanda la questione a un secondo momento, stai sottovalutando una bomba a orologeria posizionata proprio nel cuore della tua famiglia. Le pronunce più recenti della giurisprudenza di merito sono univoche nel confermare che l’effetto esdebitatorio è strettamente personale e non travolge le obbligazioni di garanzia dei terzi.

In tali situazioni, è opportuno valutare se e come “mettere in sicurezza” i garanti prima di avviare una procedura di sovraindebitamento.

Domanda 4 — “Qual è il costo totale dell’operazione? E cosa accade ai miei soldi se la domanda viene rigettata? In che modo il compenso richiesto è commisurato alla complessità del caso?”

Il sovraindebitamento ha costi certi e spesso sottovalutati: il compenso dell’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) viene spesso sottaciuto o minimizzato, le spese legali, i diritti di cancelleria, il fondo spese per l’eventuale liquidatore. Chiedi un preventivo completo, il più possibile “chiavi in mano”, e metti tutto per iscritto.

Ma la domanda davvero difficile — quella che molti consulenti preferiscono non sentirsi fare — è questa: cosa succede ai soldi già versati se il giudice dichiara la domanda inammissibile? L’inammissibilità non è uno scenario remoto: può verificarsi per carenze documentali, per vizi formali, per una valutazione negativa sulla meritevolezza del debitore. Un professionista onesto deve prospettarti questo rischio con la stessa chiarezza con cui ti descrive il percorso ideale. Se non lo fa, stai pagando per un ottimismo che non ti è stato chiesto.

ATTENZIONE: anche quando ti vengono prospettate garanzie tipo “soddisfatti o rimborsati“, queste molto spesso non riguardano le spese per l’OCC o i costi per bolli, perizie, ecc.

INOLTRE, nelle procedure di sovraindebitamento, quasi mai la complessità del caso dipende dalla “misura dello stralcio”. In altre parole, non è da quanto risparmi che si vede la difficoltà del caso e la delicatezza delle scelte da fare. Alcune pratiche possono essere relativamente semplici e ottenere risparmi molto rilevanti; altre, invece, possono risultare estremamente complesse ma dare percentuali di risultato minori. 

Domanda 5 — “Ha verificato se i miei atti passati possono essere considerati ‘in frode’ o avere rilievo penale?”

Donazioni recenti ai figli o al coniuge, vendite sottocosto a parenti, rinunce a eredità, beni omessi nell’elenco patrimoniale: nessuno di questi elementi è un dettaglio trascurabile. Possono trasformarsi in cause di revoca della procedura, di rigetto della domanda di esdebitazione e, nei casi più gravi, di responsabilità penale per il debitore.

Il tuo consulente deve interrogarti su questi aspetti prima di depositare qualsiasi atto. Non dopo, non “se emerge”. Prima. È il suo compito istituzionale, non una cortesia aggiuntiva. Se non lo fa, non ti sta proteggendo: ti sta esponendo a rischi che potrebbero vanificare anni di procedura e aggiungere guai a quelli già esistenti. Il Codice della crisi è esplicito nel prevedere che la condotta fraudolenta del debitore — accertata anche successivamente — può portare alla revoca dell’esdebitazione già concessa.

Riconoscere quando il professionista è quello sbagliato

Se a queste cinque domande ricevi risposte evasive, rassicurazioni generiche o un frettoloso «ne parleremo più avanti, intanto mi firmi il mandato», fermati.

Firmare un incarico professionale senza aver ottenuto risposte chiare su questi punti significa affidarsi a qualcuno che non ha ancora fatto il lavoro essenziale: capire davvero la tua situazione. Non si tratta di diffidenza pregiudiziale verso i professionisti del settore — molti operano con serietà e competenza — ma di esercitare il diritto elementare di sapere in cosa ci si sta imbarcando.

La procedura di sovraindebitamento può essere uno strumento potente di tutela e di ripartenza. Ma lo è solo se costruita su una diagnosi onesta e su una strategia consapevole. Pretendi quella verità, anche quando è scomoda. È l’unica base solida su cui costruire davvero un nuovo inizio.

PIANO DEL CONSUMATORE: Debito dimezzato + Casa salvata. Guarda Video

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Testimonianze

il 2023 per me è stato un anno tragico: avevo già perso la casa in asta nonostante mi fossi affidata ad altri legali. Rischiavo di perdere anche l'immobile commerciale dove esercitavo il mio lavoro. Ho continuato a cercare altri avvocati ma non ero mai soddisfatta, questi professionisti mi davano poche speranze, proponendomi di procedere unicamente con saldi e stralcio, senza di fatto poter però fermare l'asta. Ho poi conosciuto l'avv. Antonio Maria Manco che ha subito preso a cuore la mia situazione: è riuscito a bloccare l'asta per ben due volte, permettendomi quindi di continuare la mia attività lavorativa (continua...).

Imprenditrice di Varese

...È stato anche possibile sospendere l'iscrizione di ipoteca, da parte di Agenzia delle Entrate-Riscossione, su un altro immobile di mia proprietà. L'ho sentito molto presente, nonostante l'enorme distanza che ci separa, tramite telefonate, colloqui via web, ma anche di persona, quando ad esempio è stato necessario comparire presso il Tribunale di Varese. Ho sentito molto più presente lui rispetto a tutti gli altri legali che sono qui nella mia zona. Tra me e l'avv. Manco si è fin da subito instaurato un rapporto di reciproca fiducia; molto umano anche per l'aspetto economico, mentre spesso gli avvocati pretendono molto in termini economici, senza dare un reale servizio... e spesso sono assillanti! Consiglio questo Studio professionale perché ho trovato l'avvocato molto affidabile, molto gentile e premuroso.

Imprenditrice di Varese

Ho ottenuto risultati che, dopo l'arrivo del decreto ingiuntivo, non speravo di ottenere. Sono stato seguito nella trattativa con la finanziaria che alla fine ha rinunciato del tutto al proprio credito! Grazie a questi professionisti per l'impegno e la perseveranza!

Imprenditore Edile

Ho conosciuto l’avvocato tramite un’amica che mi parlava bene di lui. Sono già 4 – 5 anni che vengo seguita dall’Avv. Manco e devo dire che ho grande stima e soprattutto fiducia di lui, e quest’ultimo aspetto è quello per me più importante. Ogni volta che ho avuto qualche dubbio, mi rivolgevo all’avvocato e lui prontamente mi spiegava quello che volevo sapere. Per me la sua consulenza è stata sempre impeccabile e abbiamo sempre ottenuto ciò che puntavamo ad avere.

Ex imprenditrice

Ringrazio l’avvocato Manco per l’ottimo risultato raggiunto. Grazie al suo intervento è stato possibile annullare completamente un avviso di Agenzia delle Entrate di quasi 120.000 euro. Esperienza ottima anche sul piano personale: tutto è stato gestito con efficienza, cortesia e molta umanità. Davvero un ottimo avvocato tributarista

Persone davvero professionali e competenti, ma soprattutto persone umane che seguono ogni caso con massima disponibilità e competenza non tralasciando niente!!!!

Lavoratore subordinato

Molto soddisfatto! L’avvocato ha sempre fatto il mio interesse, anche mettendo in secondo piano il proprio tornaconto economico (so per esperienza che non è facile trovare professionisti che lavorano VERAMENTE per il tuo bene!). L'avvocato Manco inoltre non ha ceduto a situazioni che sembravano impossibili e ha sempre cercato la soluzione migliore per me e la mia famiglia. e i risultati sul mio caso testimoniano quanto detto!! Grazie allo studio legale sono riuscito a risolvere questioni bancarie molto difficili. Ho già consigliato a diverse persone questo professionista perché è veramente molto aggiornato, competente e di una grande umanità!!

Lavoratore subordinato

Anzitutto devo dire che ho apprezzato moltissimo la disponibilità dell’avvocato, che mi ha sempre spiegato tutto con pazienza, fornendomi tutte le volte ampi dettagli dei vari passaggi che stavamo affrontando insieme. Io abito a Ravenna e devo dire che qui spesso accadeva che i professionisti incaricati ci facessero un po’ pesare il tempo che ci dedicavano. L’avvocato Manco invece, consapevole della situazione ingarbugliata, non si è risparmiato ed ha mostrato grande abilità rispetto alle difficoltà che stavamo gestendo (continua...).

Lavoratrice subordinata - Ravenna

...L’avvocato ha risolto la mia situazione, che era veramente complessa e intricata, a causa di problemi bancari che si trascinavano da anni, ormai eravamo sul punto di perdere la casa, su cui gravava un'ipoteca. Il tutto complicato da una serie di decisioni che bisognava per forza di cose prendere, ma che non si prendevano a motivo di un familiare legalmente inabile, un vero e proprio labirinto economico e giuridico. Ma alla fine abbiamo ottenuto risultati difficili da credere in partenza: l’estinzione di tutti i debiti bancari , con un forte sconto nonostante l’ipoteca, la liberazione del nostro immobile e il ripianamento di tutte le nostre problematiche! Non potevo capitare con un avvocato migliore

Lavoratrice subordinata - Ravenna

Sentenze e casi risolti:

Inquadramento della vicenda

Un lavoratore dipendente nel settore privato rischiava di perdere tutto, compresa la casa di abitazione e una quota dello stipendio, a causa di pignoramenti da parte di Banche e Finanziarie.

Le rate per mutuo, finanziamenti, cessioni del 5° e deleghe di pagamento, avevano infatti raggiunto importi insostenibili.

Erano così scaturiti azioni di recupero crediti, decreti ingiuntivi e pignoramenti.

Con sentenza allegata, il Tribunale di Lecce ha omologato il Piano di Ristrutturazione dei Debiti del consumatore.

RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Interruzione delle procedure esecutive.
  • Previsione di 84 rate da circa € 630,00/mese, omnicomprensive sia di quota mutuo che di ogni altra spesa e rapporto finanziario.
  • A partire dall’85° mese, prosecuzione del mutuo ipotecario, in base a normale ammortamento.
  • Riduzione di circa l’80% del debito chirografario complessivo.
  • Risparmio di complessivi € 50.000.
  • Messa in sicurezza del patrimonio immobiliare (=salvataggio della casa di abitazione).

Inquadramento della vicenda

Imprenditrice con un debito complessivo di circa 700.000 euro aveva già perso la propria abitazione a causa di una vendita giudiziaria.

Ora sarebbe stato il turno del locale commerciale ove la donna svolgeva la propria attività, per il quale era già stata fissata l’asta giudiziaria.

Con ricorso del nostro Studio, la commerciante contestava la legittimazione attiva delle Banche creditrici, in quanto non erano iscritte nell’albo previsto dall’art. 106 del Testo Unico Bancario.

Con sentenza allegata, il Tribunale di Varese ha sospeso la vendita dell’immobile appena 5 giorni prima dell’asta già fissata, dando ragione alle nostre eccezioni.

RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Sospensione della procedura esecutiva.
  • Blocco dell’asta giudiziaria.
  • Mancata realizzazione della vendita del bene di proprietà della debitrice.

Inquadramento della vicenda

Un pensionato INPS si è trovato in una situazione di grave difficoltà economica a causa di un finanziamento non interamente pagato. Il credito era stato ceduto a una società terza che, nel gennaio 2022, aveva notificato un decreto ingiuntivo per il recupero di circa € 18.552,42, oltre a interessi e spese legali.

A causa di tale debito, l’uomo rischiava di vedersi pignorare la casa di abitazione di sua proprietà, nella quale viveva.

Nonostante il pessimismo iniziale, il debitore si è rivolto al nostro Studio legale.

Sulla base dell’analisi tecnica dei documenti bancari, abbiamo riscontrato anomalie nel calcolo dell’indice sintetico di costo e l’applicazione di tassi (TAN e TAEG) diversi da quelli pattuiti contrattualmente. Questo ha permesso di avviare un giudizio di opposizione durato oltre tre anni, durante i quali ogni azione esecutiva (come il pignoramento della casa o della pensione) è rimasta sospesa.

RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Revoca del Decreto Ingiuntivo: Il Tribunale di Lecce, con sentenza di marzo 2025, ha annullato il decreto ingiuntivo originariamente notificato dalla finanziaria.
  • Sospensione delle azioni esecutive: Per l’intera durata della causa (oltre 3 anni), la finanziaria non ha potuto procedere con pignoramenti o atti precettivi.
  • Riduzione drastica del debito: Il debito è stato ricalcolato e ridotto da oltre € 18.500 a soli € 7.366,16.
  • Risparmio economico rilevante: Il cliente ha dunque ottenuto un risparmio superiore a € 11.000,00 rispetto alla pretesa iniziale della banca.
  • Spese legali a carico della controparte: Il Giudice ha condannato la società finanziaria al pagamento delle spese di lite e delle spese per il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU).
  • Tutela del patrimonio: Grazie all’opposizione corretta e tempestiva, è stata impedita la cristallizzazione di un debito che avrebbe portato al pignoramento dei beni del consumatore

Inquadramento della vicenda

A causa di un finanziamento non pagato, un nostro cliente riceveva dalla Finanziaria un decreto ingiuntivo per oltre 19.000 euro, comprensivi di capitale, interessi e spese.

Abbiamo quindi proposto opposizione al decreto contestando l’eccessività delle somme richieste.

Attraverso una perizia econometrica, sono state infatti riscontrate gravi anomalie contrattuali: la finanziaria aveva omesso di inserire nel calcolo del TAEG i costi della polizza assicurativa (considerata dal Giudice “obbligatoria” nei fatti) e altre spese, applicando così un tasso effettivo molto più alto di quello pattuito.

Il Tribunale di Lecce, con la sentenza n. 3017 del 28 ottobre 2025, ha accolto l’opposizione, sanzionando la banca per la violazione del Testo Unico Bancario.

RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Revoca del decreto ingiuntivo emesso originariamente per circa 19.000 euro.

  • Abbattimento del debito complessivo a soli 5.643,94 euro e conseguente risparmio di circa € 13.300,00.

  • Ricalcolo degli interessi mediante l’applicazione del tasso tecnico dei BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) in sostituzione di quello contrattuale nullo.

  • Accertamento di anomalie contrattuali legate all’errata indicazione del TAEG e all’omessa inclusione dei costi assicurativi obbligatori.

  • Condanna della banca al pagamento delle spese legali in favore del legale del cittadino, liquidate in 3.300 euro oltre accessori di legge.

  • Spese di CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) a carico dell’istituto di credito, “punito” per aver richiesto somme eccessive.

     

Inquadramento della vicenda

La nostra Assistita aveva subito un pignoramento immobiliare a causa del quale gli immobili di proprietà erano stati avviati alla vendita giudiziaria.

Per far fronte a questa emergenza, la debitrice si è rivolta al nostro Studio.

La strategia legale ha previsto l’avvio di una procedura di Piano di Ristrutturazione dei Debiti del Consumatore (PRDC).

Grazie a questo intervento, il Tribunale di Lecce ha disposto l’apertura della procedura, riconoscendo la meritevolezza della debitrice e ordinando la sospensione delle procedure esecutive pendenti.

Tale provvedimento ha permesso di bloccare la vendita forzata dell’immobile e di avviare un piano di rientro sostenibile, basato sulla reale capacità reddituale della nostra Cliente, salvaguardando così il suo patrimonio e la sua stabilità economica.


RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Sospensione delle procedure esecutive: il Giudice ha ordinato il blocco di ogni azione esecutiva o cautelare sul patrimonio della debitrice, impedendo la prosecuzione del pignoramento immobiliare.

  • Messa in sicurezza del patrimonio: è stata evitata la vendita all’asta della casa di abitazione, garantendo la conservazione della proprietà in capo alla debitrice.

  • Riconoscimento della meritevolezza: il Tribunale ha accertato l’assenza di colpa grave o frode nella formazione del debito, requisito fondamentale per l’accesso ai benefici del Piano di Ristrutturazione.

  • Sostenibilità del debito: il piano prevede il pagamento dei debiti attraverso rate commisurate alla reale capacità economica della lavoratrice, previa deduzione di quanto necessario per il mantenimento dignitoso della famiglia.

  • Interruzione dell’accumulo di interessi: con l’apertura della procedura, è stata disposta la sospensione del decorso degli interessi convenzionali o moratori sui crediti chirografari.

  • Pianificazione a lungo termine: è stata stabilita una precisa tempistica per il soddisfacimento dei creditori (pari a 84 mesi), garantendo una via d’uscita definitiva dal sovraindebitamento.

Inquadramento della vicenda

Un proprietario di immobili si è trovato a gestire una fase estremamente critica a causa di un’azione esecutiva immobiliare già in fase avanzata, con i propri beni messi all’asta.

Per neutralizzare il rischio di perdere definitivamente il patrimonio, l’interessato ha richiesto l’assistenza del nostro Studio.

L’azione legale intrapresa dall’avvocato Antonio Maria Manco ha puntato sull’attivazione delle misure protettive proviste dal Codice della Crisi.

L’iniziativa ha avuto successo: il Tribunale di Lecce ha validato l’istanza, confermando la condotta meritevole del ricorrente e decretando l’immediato stop a tutte le attività esecutive.

Questo fondamentale provvedimento ha scongiurato la vendita giudiziaria, dando vita a una strategia di rimborso calibrata sulle entrate mensili effettive del cliente, garantendone così la serenità finanziaria e l’integrità del patrimonio.

 

RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Blocco giudiziario delle vendite: il Magistrato ha imposto l’arresto di ogni iniziativa forzata o cautelare, interrompendo di fatto il pignoramento degli immobili.

  • Protezione dell’abitazione: l’intervento ha impedito l’aggiudicazione coattiva degli immobili, permettendo al proprietario di mantenere il pieno possesso dei beni.

  • Validazione della condotta: il Tribunale ha formalmente riconosciuto che il debito non è stato causato da dolo o colpa grave, permettendo l’accesso alle tutele previste per il sovraindebitamento.

  • Pianificazione su misura: il rientro del debito è stato strutturato con versamenti mensili sostenibili, calcolati sottraendo dal reddito le somme indispensabili per una vita dignitosa del nucleo familiare.

  • Stop agli interessi: l’avvio formale della pratica ha cristallizzato il debito, bloccando l’ulteriore maturazione di interessi di mora o convenzionali per i creditori non garantiti.

  • Orizzonte temporale certo: è stato definito un cronoprogramma di 7 anni per l’estinzione delle pendenze, offrendo una soluzione definitiva per il riequilibrio economico del cliente.

Inquadramento della vicenda

Una Società nostra Cliente si è trovata ad affrontare una situazione di estrema criticità quando ha ricevuto un ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale (ex fallimento) a suo carico.

L’istanza si basava su un’esposizione debitoria rilevante, derivante da diverse linee di credito (conti correnti, anticipi fatture e finanziamenti) originariamente contratte con un’importante Istituto bancario italiano.

L’attività difensiva dello Studio è stata improntata su una duplice strategia: da un lato, l’analisi tecnica della situazione contabile e societaria per valutare i rischi di responsabilità dei soci; dall’altro, l’avvio di una serrata trattativa stragiudiziale con il creditore istante.

Grazie a una mirata attività di negoziazione, è stata formulata una proposta transattiva che ha permesso di comporre il contenzioso in tempi rapidissimi, evitando alla società le conseguenze devastanti della liquidazione giudiziale e garantendo la chiusura definitiva di ogni pendenza anche nei confronti dei fideiussori.


RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Estinzione della procedura di liquidazione giudiziale: a seguito dell’accordo raggiunto, il creditore ha depositato formale desistenza, portando il Tribunale di Lecce a dichiarare l’estinzione del procedimento in data 21 ottobre 2024.

  • Abbattimento del debito: la posizione debitoria complessiva è stata definita mediante il pagamento della somma omnicomprensiva di € 100.000,00, a fronte di una pretesa creditoria originaria decisamente superiore.

  • Dilazione del pagamento: l’accordo ha previsto una modalità di rientro sostenibile, con il versamento di una prima tranche di € 50.000,00 e la restante parte suddivisa in 10 rate mensili da € 5.000,00 ciascuna.

  • Esdebitazione dei fideiussori: l’efficacia della transazione è stata estesa espressamente ai garanti, liberandoli da ogni futura pretesa da parte del creditore.

  • Tutela della continuità e dei soci: l’attività difensiva ha permesso di evitare le indagini fallimentari sui bilanci e sulle responsabilità degli organi sociali, mettendo in sicurezza il patrimonio personale del socio unico.

  • Efficacia dell’azione negoziale: il risultato è stato ottenuto attraverso una precisa scelta strategica di non costituzione in giudizio, volta a favorire la soluzione transattiva e a impedire l’aggravamento della posizione processuale della società.

Inquadramento della vicenda

La stabilità patrimoniale di un nostro Cliente era seriamente compromessa da una procedura di pignoramento immobiliare promossa da una società creditrice.

L’azione esecutiva, basata su un consistente debito derivante da un mutuo fondiario, aveva già portato gli immobili di proprietà del Cliente sulla soglia della vendita in asta giudiziaria.

Di fronte a tale urgenza, la strategia difensiva si è mossa su un doppio binario: da un lato l’opposizione formale all’esecuzione (ex artt. 615 e 617 c.p.c.) per contestare la regolarità del credito e il superamento del limite di finanziabilità; dall’altro, l’attivazione tempestiva degli strumenti offerti dal Codice della Crisi (CCII).

Il Ricorso finalizzato alla ristrutturazione del debito complessivo, depositato presso il Tribunale di Lecce, ha rappresentato la chiave di volta del caso.

Il Giudice Delegato, accertata la fattibilità del piano a fronte di un’esposizione debitoria di circa 400.000 euro, ha disposto l’apertura della procedura.

Questo intervento ha permesso non solo di paralizzare il pignoramento in corso, ma di trasformare una situazione di insolvenza irreversibile in un percorso di rientro ordinato, salvaguardando il diritto all’abitazione del cliente e gli altri beni immobili di proprietà.


RISULTATO COMPLESSIVO:

  • Declaratoria di improcedibilità del pignoramento: l’azione legale ha ottenuto il blocco definitivo della procedura esecutiva, neutralizzando il tentativo di vendita forzata da parte del creditore.

  • Messa in sicurezza degli immobili: grazie all’applicazione delle misure protettive, il patrimonio immobiliare è stato sottratto al circuito delle aste giudiziarie, garantendone la conservazione in capo al debitore.

  • Certificazione della meritevolezza: il Tribunale ha formalmente validato il profilo della cliente, escludendo la colpa grave nella genesi del sovraindebitamento e aprendo la strada ai benefici di legge.

  • Rateizzazione decennale e sostenibilità: il piano approvato prevede un orizzonte di soddisfacimento dei creditori esteso su un arco temporale di circa 9 anni, con rate mensili tarate sulle reali disponibilità del debitore e del suo nucleo familiare.

  • Cristallizzazione del passivo: con l’apertura del Piano di Risanamento, è stato imposto il divieto di acquisire nuovi diritti di prelazione e la sospensione del calcolo di interessi ulteriori, bloccando l’erosione del reddito della cliente.

  • Efficacia dell’opposizione legale: l’integrazione tra difesa processuale (opposizione al precetto) e strumenti concorsuali ha garantito una tutela a 360 gradi, risolvendo una crisi che appariva senza via d’uscita.

Inquadramento della vicenda

Il nostro Assistito (soggetto inabile e sottoposto ad Amministrazione di Sostegno) risultava gravemente esposto nei confronti del ceto bancario a causa di garanzie reali (ipoteche sulla casa di abitazione) e personali (fidejussioni) prestate in favore della società amministrata dal figlio.

La situazione era critica: il debito complessivo verso la banca ammontava a circa € 109.854,58 , con il rischio concreto di un pignoramento immobiliare sulla casa di proprietà (sita in Ravenna). Una vendita forzata avrebbe comportato la perdita definitiva del bene e una sicura lievitazione dei costi procedurali.

Per salvaguardare il patrimonio e gli interessi dell’amministrato, l’amministratrice di sostegno, assistita dall’Avv. Antonio Manco, ha intrapreso un complesso percorso volto a:

  1. Ottenere autorizzazioni giudiziali per la vendita della quota dell’immobile appartenente al beneficiario.

  2. Negoziare un accordo a “saldo e stralcio” con la banca.

  3. Risolvere ostacoli tecnici, come lo scioglimento della comunione legale sul bene tra i coniugi al fine di rendere vendibile la singola quota.

Il percorso si è concluso con successo nell’ottobre 2025, garantendo l’estinzione totale dei debiti e la salvaguardia del patrimonio del debitore.


RISULTATO COMPLESSIVO

Di seguito i risultati più rilevanti ottenuti attraverso l’operazione:

  • Abbattimento del Debito (Vantaggio Economico): È stata ottenuta la chiusura della posizione debitoria, pari a oltre € 109.000,00 , mediante il pagamento transattivo di € 85.000,00. Ciò ha comportato un risparmio immediato sulla sorte capitale e l’abbattimento totale degli interessi maturati. Da notare che sull’immobile era presente ipoteca di primo grado della banca.

  • Quietanza di Saldo e Stralcio: In data 23/10/2025, la società creditrice ha rilasciato quietanza di pieno e totale saldo, dichiarando di non aver più nulla a pretendere né dalla società debitrice principale né dai Fidujussori.

  • Cancellazione delle Ipotecate: L’accordo ha previsto l’avvio delle procedure per la cancellazione dell’ipoteca iscritta presso la Conservatoria dei RRII di Ravenna.

  • Riabilitazione Creditizia: È stata disposta la cessazione delle segnalazioni negative presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, permettendo il ripristino del profilo di affidabilità creditizia dei soggetti coinvolti.

  • Conservazione del Diritto di Abitazione: L’operazione ha permesso al nostro Assistito di mantenere il diritto di abitazione sull’immobile, garantendogli la possibilità di tornare a vivere nella propria casa qualora dovesse lasciare la struttura di riposo.

  • Superamento di Complessità Giuridiche: È stato risolto l’impedimento tecnico del regime di comunione legale dei beni tra i coniugi, ottenendo l’autorizzazione allo scioglimento della stessa per procedere alla vendita della quota.

  • Protezione del Patrimonio Familiare: Attraverso l’acquisto della nuda proprietà da parte di un parente, si è evitato che l’immobile finisse all’asta, mantenendo il bene all’interno del nucleo familiare.

Inquadramento della vicenda

Un nostro Assistito veniva raggiunto da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate di Lecce: a suo carico veniva richiesta la somma complessiva di 119.000 euro tra imposte (IRES, IRAP, IVA), sanzioni e interessi.

L’Agenzia delle Entrate contestava al nostro Cliente di essere stato il legale rappresentante di un’Associazione Sportiva Dilettantistica che aveva omesso la dichiarazione di redditi per l’anno d’imposta 2017, per un importo complessivo di circa 119.000 euro tra imposte (IRES, IRAP, IVA), sanzioni e interessi.

L’Agenzia aveva individuato nel nostro Cliente uno dei responsabili solidali del debito, ritenendo che avesse ricoperto la carica di legale rappresentante di un’Associazione Sportiva Dilettantistica.

Nonostante le contestazioni del contribuente, che sosteneva di non aver mai avuto ruoli gestori nel 2017, la Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Lecce aveva inizialmente rigettato il ricorso nel maggio 2024, confermando la pretesa del Fisco. La decisione si basava principalmente su verbali di contraddittorio in cui la posizione dell’Assistito non era apparsa chiaramente distinta da quella di altri dirigenti.

RISULTATO COMPLESSIVO:

A seguito del nostro appello, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia ha ribaltato il verdetto con la sentenza n. 2516/2025, depositata il 18 agosto 2025. I risultati più rilevanti sono:

  • Annullamento totale della pretesa: La Corte ha accolto l’appello del contribuente, annullando integralmente l’avviso di accertamento nei suoi confronti per difetto di legittimazione passiva.

  • Accertamento dell’estraneità ai fatti: È stato provato, tramite i registri della Lega Nazionale Dilettanti, che nel 2017 il nostro Cliente non rivestiva alcuna carica di rappresentanza o gestione, smentendo così le presunzioni dell’Ufficio.

  • Affermazione di un principio di diritto: La sentenza ha chiarito che la responsabilità solidale dei dirigenti di associazioni non riconosciute richiede una prova certa dell’attività gestionale effettiva e non può basarsi su semplici deduzioni o silenzi durante la fase amministrativa.

  • Condanna alle spese: L’Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese di lite.

  • Cancellazione del debito di 118.978,58 euro: Il contribuente è stato liberato definitivamente dall’obbligo di corrispondere l’ingente somma originariamente richiesta.

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